25 Aprile.

Ieri, dopo quasi un anno di astinenza, siamo tornati ad indossare pantaloni corti e magliette con la mezza manica. Io e i miei amici abbiamo deciso di andare a fare un giro vicino  a Villagana, in una specie di spiaggia sull’Oglio dove una quindicina di anni fa la gente veniva per farsi tre o quattro giorni di vacanza, praticamente la “Porto Cervo bresciana”. Dopo essere partiti con un ritardo mostruoso abbiamo deciso di affidarci al senso dell’orientamento di un pensionato a bordo di un’ape che ha promesso di portarci alle spiagge, cosa che probabilmente sarebbe riuscito a fare se queste non fossero state sommerse dalla piena del fiume, non sapendo che fare abbiamo quindi optato per l’esclusivo gazebo abbandonato a pochi metri dall’argine. Nonostante per me quella di ieri sia stata una giornata fantastica che aspettavo di vivere da molto tempo, mentre stavo seduto in macchina e guardavo i miei amici ridere sullo scooter non ho potuto fare a meno di provare un poco di invidia, perché io quel senso di libertà lo posso provare solo mentre sogno quella che sarà la mia vita nel futuro. Non c’era cattiveria nei miei pensieri, ero contento che le persone che avevo accanto in quel momento potessero godere di tutta quella magnificenza, non mi dava fastidio vederli fare cose di cui io non ricordo più nemmeno la sensazione con una facilità che agli occhi di un tetraplegico appare quasi disarmante perché sono convinto che tutti meritino di poterle fare.

L’unica cosa che mi ha spinto a raccontarvi della giornata di ieri è che, nonostante tutti i miei amici fossero circondati da questi doni immensi, l’unico che riusciva a vederli ero io. Ieri sono stato l’unico che ha pensato a quanto è fortunata una persona che ha l’equilibrio del busto perché può affrontare le curve in macchina senza che qualcuno gli debba tenere una mano sulla spalla altrimenti rischia di cadere, sono stato l’unico a vedere la bellezza che si nasconde dietro un gesto semplice come l’entrare o uscire dalla macchina senza avere bisogno di due persone che lo facciano per te perché i tuoi muscoli non rispondono ai comandi che gli dai e, perché ieri pomeriggio sono stato l’unico che ha visto un pezzetto di paradiso dove tutti hanno visto la campagna caratteristica della bassa bresciana.

Il mio non è un ammonimento, queste cose prima di conoscere il vero volto della sofferenza non le vedevo nemmeno io, sono certo però che se l’avessi fatto avrei vissuto le mie giornate in un modo completamente diverso. Ecco perché oggi ho sentito il bisogno di scrivere questo post, perché vorrei che provaste a guardare la vita attraverso i miei occhi. Se guardate il vostro corpo con la stessa meraviglia con cui lo guardo io, se riconoscete il valore dei piccoli gesti che ogni giorno fate inconsciamente ma che vi permettono di essere indipendenti vi garantisco che la vostra vita cambierà per sempre, e cambierà in meglio.

Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu 

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