Cambiamento

Ciao! Voglio iniziare questo post salutando tutti i nuovi lettori che sono arrivati dall’articolo de “Il Giornale di Brescia”, siete i benvenuti e mi auguro che vogliate fermarvi per un po’. Detto questo, siccome la fama non mi ha ancora dato totalmente alla testa e le ruote sono ancora salde sul terreno, voglio dare il bentornato a tutti quelli che su marqo.it ci bazzicano da tempo immemore, e ringraziarli per la compagnia. Se ho continuato a scrivere, e a tenere vivo questo spazio disperso nell’etere, il merito è soprattutto vostro.

Ma veniamo a noi. Oggi voglio parlare di un argomento che mi sta molto a cuore, il cambiamento. Dopo l’articolo di ieri, ho ricevuto diversi messaggi di persone sconosciute che si complimentavano con me per l’articolo, e in generale per l’approccio che ho nei confronti della vita. Di tutti questi messaggi, uno fra tutti mi è rimasto più impresso, e adesso vi spiego il perché. La persona che me l’ha scritto, e che per ragioni di privacy chiamerò con il nome fittizio di Carmine, ha esordito dicendomi quanto ammirasse la mia tenacia, e di come gli piacerebbe avere almeno la metà della mia forza.

Dopo averlo ringraziato per le belle parole, ho iniziato a rimuginare su quest’ultime. Allora gli ho chiesto, se davvero vuoi essere una persona più tenace, più forte, perché non lo diventi? Cos’è che ti ostacola da raggiungere questo obiettivo?

La risposta di Carmine è arrivata lapidaria: sento di non averne la forza! Sono un pappa molle, che vacilla al più piccolo dei problemi. Non potrei mai essere come te! Anzi, ti dirò di più, non posso immedesimarmi nella tua condizione di disabile, ma sono sicuro che non troverei mai la forza di reagire. La sedia a rotelle mi schiaccerebbe, e di me non resterebbe nulla.

Come ogni volta che ho sentito una frase simile a questa, non ho potuto fare a meno di sorridere. Le persone parlano di me basando il loro giudizio sulla persona che vedono oggi, giudicando il prodotto “finito”. E ci può anche stare, se penso al fatto che mi conoscono da poco. Ma chi segue questo blog dai suoi inizi, o mi conosce da tanti anni, sa che allora ero una persona completamente diversa. Non sono nato forte, tenace e ambizioso. Quello che vedono oggi, è il risultato di un processo evolutivo lungo 27 anni, a cui negli ultimi 10 sono stati somministrati steroidi.

La vita in primis, e questa folle esperienza sulla sedia a rotelle poi, hanno dato via al cambiamento che mi ha plasmato, e trasformato nella persona che sono oggi. E che è ben lontana dall’essere arrivata, o essere ciò che voglio diventi. Devo ancora macinare migliaia di chilometri, e cesellare una miriade di imperfezioni, per diventare la persona che sogno di essere. Cambiare una volta, due, tre. E poi cambiare ancora.

E dico questo per una ragione: credo che al mondo, di Carmine, ne esistano migliaia. Ci sono un’infinità di persone che guardano con sconforto l’orizzonte, e si dimenticano di tanto in tanto, di guardarsi i piedi per muovere il primo passo. Il cambiamento, non avviene mai da un giorno all’altro. È un processo lento, estenuante, in cui il più delle volte le sconfitte oscurano i piccoli traguardi raggiunti. Ci vogliono tenacia, ripetizione e costanza. Tenendo si, gli occhi sull’obiettivo, ma muovendosi mettendo un piede dietro l’altro.

Altrimenti si finisce col perdere le speranze, e credere che i propri sogni siano irraggiungibili. Quando, la vita mi insegna, è l’esatto contrario.

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