Il Primo Marzo

Ciao Marco. Oggi è il 1 marzo, e sono 11 anni che te ne sei andato. Mi fa strano usare queste ultime parole, perché sebbene abbia già parlato di te al passato, e scritto più volte di come tu non ci sia più, un post come questo rende la cosa ufficiale.

Da quel 1 marzo 2008, sono già passati 11 anni. Una cazzo di vita! E vedessi com’è cambiato mondo. Tutti hanno internet sul telefono, e mandare un messaggio non costa più 15 centesimi. I ragazzini hanno smesso di uscire in compagnia, e non vogliono più il motorino. I carabinieri, mi dicono, hanno cambiato atteggiamento verso i pochi che ancora lo scooter, lo truccano. Non c’è più nessuno che gli scappa, e non hanno più nessuno da rincorrere a sirene spiegate per le vie del paese.

Anche le strade del paese sono cambiate. Gli interminabili rettilinei sono stati interrotti da una serie infinita di rotonde, che riducono gli incidenti ma rendono praticamente impossibile stabilire un record personale di impennata. La musica è cambiata, e con lei tutto ciò che 11 anni fa ti rendeva parte della categoria giovani.

Mi chiedo cosa ne penseresti tu, di questo mondo odierno. In che modo affronteresti le tue sfide quotidiane, tu che ti facevi beffa di tutto e tutti. Se ti fosse stata data l’opportunità di crescerci, in questo strano mondo, che persona saresti diventata? Cosa faresti oggi? Quali sarebbero i tuoi pensieri, e le tue opinioni? Se non te ne fossi andato a 16 anni, chi saresti adesso, bambino mio?

Come mi piacerebbe poterti rincontrare. Passare un giorno insieme a chiacchierare. Ascolteremmo musica nuova, e ti guarderei ballare. Mi porteresti a fare un giro in macchina, e proverei orgoglio guardandoti sicuro al volante, mentre sfrecci sulla strada. Guideremmo fino alla pista da cross più vicina, e ti guarderei sognare, mentre ipnotizzato osservi l’oggetto del desiderio che hai bramato per tutta la vita. Mi racconteresti le specifiche del motore, spiegandomi perché uno sia meglio dell’altro. Di come i piloti professionisti cambiano le marce senza frizione, di quanto le nuove moto facciano apparire orribili quelle che sognavi nel 2006.

Le ore volerebbero, e in un attimo sarebbe sera. Allora mi spingeresti lungo la strada, camminando in solitudine come ci piaceva fare un tempo.

Ti chiederei cosa ne pensi di me. Se sei orgoglioso di ciò che sono diventato. Se i sogni che inseguo oggi, sono quelli che avevamo da bambini. Se non ho tradito le mille promesse che ci facevamo allora. Ti racconterei i miei progetti, le mie paure. Ti spiegherei che oggi sono un po’ più vecchio, e a differenza tua cerco di preservare il mio fisico, che non risponde prontamente come faceva il tuo. Di come alcune volte, pensi ancora alla ragazza a cui pensavi tu, undici anni fa.

Ti direi che sono ottimista riguardo al futuro, ma che alcuni giorni mi manchi tanto. Mi manca la tua spensieratezza, la tua ingenuità. Mi mancano le tue mani rovinate, i tuoi avambracci di cui vai tanto fiero. Ti direi che non ti penso di proposito, se non il 1 marzo di ogni anno. Solo in giornate come queste, lascio scorrere i ricordi, e mi abbandono alla nostalgia. Non lo faccio con tristezza o rimpianto, ma con tenerezza, perché questo mi suscita pensarti.

Caro Marco, passano gli anni e il ricordo di te sbiadisce pian piano, ma non lo fa mai del tutto. Mi bruci dentro al petto, ad ogni battito del cuore.

Alcuni giorni, più di altri.

2 pensieri su “Il Primo Marzo”

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