Just Keep Moving #021

Buongiorno, e buona domenica! Quello che stai per leggere, è il 21º episodio della serie JKM. 21 vittoria, grande baldoria, come direbbe Jim Sturgess nel film dedicato al Black Jack, 21 (se non l’hai mai visto, ti consiglio di farlo al più presto)! Ma veniamo a noi.

Come dicevo nell’ultima puntata, l’obiettivo di oggi è provare a spiegare cosa sia per me, la scrittura. È una domanda che mi sono posto spesso, e a cui faccio fatica a dare una risposta soddisfacente. Partiamo dall’inizio. Nella mia vita, ci sono sempre stati momenti dedicati alla scrittura. Che fossi a scuola, a casa, o in vacanza, ho molti ricordi di me mentre scrivo i miei pensieri sulla carta.

Da bambino, per esempio, avevo customizzato un’agenda della banca che mi aveva dato mia madre, rilegandola con del feltro grigio molto spesso, su cui avevo poi applicato le iniziali del mago più famoso del mondo, HP. Il risultato, non era stato dei migliori, ma quell’agenda era diventata il mio diario, e ne ero terribilmente orgoglioso. Ogni sera, su una nuova pagina, appuntavo gli avvenimenti della giornata, e descrivevo le mie emozioni.

Qualche anno dopo, e dopo svariate agende di banca trasformate in diari, a casa mia è arrivato il computer. Era un Windows 95, ed il programma che utilizzavano di più, era Word (non che avessi molta scelta, i computer del tempo vantavano al massimo cinque o sei programmi, uno più noioso dell’altro). Avevo diversi file, tra cui un diario, ed un giornalino che avevo deciso avrei venduto a scuola, intitolato “La gazzetta dello studente” (copie vendute: penso 10 ma non ne sono sicuro).

Crescendo, anche i temi a scuola diventavano più complessi, ed io iniziavo a scoprire, che riuscivo a produrre buoni contenuti senza dovermi sforzare poi più di tanto. Le parole mi venivano in modo naturale, e sapevo sempre da che parte iniziare. Negli anni successivi, infatti, italiano sarebbe stata l’unica materia in cui posso onestamente dire di aver preso buoni voti, al contrario di tutte le altre discipline insegnate a scuola.

Una volta rimasto in sedia a rotelle, ho dapprima iniziato diversi libri (mai portati a termine), e successivamente aperto questo blog. Marqo, è nato grazie ad un episodio che oggi mi fa sorridere, ma che cinque anni fa mi aveva innervosito parecchio. C’entrava, naturalmente, una ragazza. Ma questa è un’altra storia, che un giorno, forse, ti racconterò. È nato così, da un giorno no, ed in poco tempo è diventato il canale attraverso cui raccontare quello che sentivo dentro. Una specie di psicologo, molto meno costoso, che non rispetta la privacy del suo cliente. E nonostante gli alti e i bassi, e la mia indolenza, dopo tutto questo tempo, ci scrivo ancora.

Da quando sono nato, insomma, la scrittura è parte della mia vita. Nei giorni scorsi però, durante una discussione, è nata una considerazione. So scrivere, non penso ci siano dubbi al riguardo. Chi legge le mie parole, mi dice che sono bravo. Alcuni, che ho talento. Sostengono che la mia strada sia questa. E forse, hanno ragione. Ho la sensazione che, il successo che tanto inseguo, lo possa raggiungere scrivendo.

Ma se devo essere sincero, non è quello che voglio fare nella vita. O meglio, scriverò finché respiro, di questo sono sicuro. Ma se mi chiedi, qual è la mia più grande passione, l’attività che mi fa scordare che il tempo passa, illuminare gli occhi e battere il cuore, allora la risposta, non è “scrivere”. La scrittura, è una dote che ho. Me la sono ritrovata, e per ragioni a me sconosciute, l’ho coltivata. Senza mai pretendere d’essere il migliore, o di esserne realmente capace. Ho scritto, e basta. Ma cosa stia effettivamente cercando, ancora non lo so.

Mi chiedo se, tra 10 anni, rileggendo questo post, avrò cambiato idea. Se avrò trovato la mia passione (come quando, da ragazzino, aggiustavo motorini dalla mattina alla sera), o se starò ancora cercando la mia strada.  Mi chiedo dove mi avrà portato la scrittura, e se perseverando in questa direzione sarò riuscito a raggiungere il cuore delle persone.

Oggi, una risposta non so darmela, ma nel dubbio, io scrivo.

Conteggio parole di Venti Decimi: 19078

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