Just Keep Moving #029

Oggi sono stanco. L’orologio del computer segna le 18:50, e se davvero esistono giornate più lunghe di altre, questa è sicuramente una di quelle. Vi confesso che provo un po’ di vergogna nel dire che sono stanco, perché ho l’impressione che suoni come un lamento, ma ho deciso di scriverlo comunque. In un post precedente ho detto che avrei raccontato la professione dell’imprenditore nella maniera più sincera possibile, e scrivere slogan motivazionali, oggi, sarebbe una grandissima menzogna. Mi sento soddisfatto di ciò che ho fatto durante la giornata, ma allo stesso tempo sono davvero prosciugato. Ho chiuso e aperto il computer una decina di volte, indeciso se scrivere o meno. La solita vocina mi diceva di farlo domani, ma siccome ho imparato a mie spese che ascoltarla non porta nulla di buono, eccomi qui a buttar giù due righe.

Giornata lunga, dicevo. È iniziata stamattina presto mentre cercavo di smaltire i residui della cena di ieri al ristorante indiano (il chicken tikka è la cosa che più al mondo si avvicina al nettare degli dei, finché non devi digerirlo) e mi preparavo a farmi tatuare l’ennesimo capolavoro di Davide. La mattinata è stata dedicata a quello, e dopo quattro ore letteralmente volate (e un frullato proteico al volo) mi sono buttato a capofitto nel lavoro.

Sarà proprio del lavoro che parlerò, perché sono stato più volte ammonito da amici e amiche per la mancanza di aggiornamenti sul progresso della scuola di inglese che sto aprendo nel mio paese. Trasportato dalla moltitudine di cose da fare, ho mancato la promessa fatta mesi fa. Me ne rammarico, e chiedo ufficialmente scusa a chi si sia sentito deluso da questa cosa (non credo esistano persone deluse da questo fatto, ma nella remota possibilità che ce ne siano, meglio pararsi il culo) In un certo senso, questo post è per loro.

Quindi, come stanno andando le cose? Frenetiche, ma molto molto bene. Ad oggi, siamo ad un paio di preventivi dall’iniziare ufficialmente i lavori di rinnovamento dei locali (ho previsto la data di inizio per settimana prossima, ma nel tempo ho scoperto di essere sempre troppo ottimista).

Oggi pomeriggio, mentre facevo un sopralluogo con i professionisti che effettueranno i lavori, ho provato un misto di paura e eccitazione al pensiero che finalmente, dopo un anno di lavori dietro le quinte, il progetto iniziale prende rapidamente forma. Rapidamente è l’aggettivo perfetto, perché se prima mi sembrava che il progresso fosse pressoché inesistente, quei primi sassolini smossi tempo fa, oggi si sono trasformati in una frana che viaggia a 1000 all’ora. E lo fa alla stessa velocità, su due binari paralleli. Da un lato, i rinnovamenti della sede. Dall’altro, la parte didattica che prende forma.

Collaboro con Costanzo, un’insegnante britannico con esperienza ventennale nel settore, che alla Brooklyn ricopre il ruolo di direttore didattico. Insieme a lui, abbiamo definito il format dei corsi, creando pacchetti ad hoc che vengono incontro alle più disparate necessità degli studenti. Oltre ai pacchetti, abbiamo completato la parte di General English, quella di business dedicata alle aziende, e stabilito i materiali necessari per la preparazione alle certificazioni Cambridge. Mentre scrivo, Costanzo sta facendo colloqui a nastro per identificare i due insegnanti rimanenti, che insieme a lui comporranno il team di teachers interni.

Abbiamo scelto i libri di testo, confermato l’utilizzo della piattaforma online, e stretto una partnership con una società bolognese che formerà i nostri insegnanti nell’utilizzo del metodo English Is Fun!, specifico per l’insegnamento a bambini e ragazzi da 1 a 16 anni. È solo questione di mettere in fila le cose, ma le fondamenta sono ufficialmente al loro posto.

Più mi ci addentro, in questo progetto, più imparo cose nuove. La prima, che reputo essere la più importante, è che se vuoi fare l’imprenditore devi imparare a non farti mettere i piedi in testa da nessuno.

Il mondo del lavoro è una cazzo di giungla, e come in natura, sopravvivono soltanto i più forti.

È fondamentale trattare tutti con rispetto e gentilezza, ma mai sentirsi secondi a qualcuno. C’è da dimenticarsi la paura, e parlare nel proprio interesse, partendo dal presupposto che la persona che hai di fronte farà la stessa cosa.

La seconda, e poi vi lascio perché mi bruciano gli occhi, è che se vuoi fare l’imprenditore ti devi dimenticare delle otto ore lavorative. Chi lavora in proprio, non stacca mai. Ci saranno giorni in cui l’impegno fisico equivarrà a un paio di ore, ma i pensieri ti perseguitano fino al sonno. Ti ritrovi spesso, tra uno sbadiglio e l’altro, a pensare a come potresti migliorare ciò che hai creato. A farti l’appunto mentale su chi dovrai chiamare il giorno dopo, o alla cosa importantissima su cui dovrai indagare meglio.

Ti ritroverai come me, a fine giornata, un po’ più prosciugato del solito. Con gli occhi che bruciano, le spalle che dolgono, e tanta voglia di lasciar perdere.

Penserai che sei stato un pazzo a intraprendere questa strada, che forse sarebbe stato meglio intraprendere una strada sicura, quella scelta dai più. Consapevole che solo alle persone che osano sono riservati i frutti prelibati della vita, che la moltitudine non assaggerà mai.

Soddisfatto di te stesso perché, per l’ennesimo giorno, non avrai mollato.

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