Maria

Cara nonna, oggi ti ho salutata per sempre. E ti assicuro, che nonostante mi fossi aspettato questo giorno almeno 1 milione di volte, questa sera, il per sempre un po’ mi schiaccia.

È strano, perché mi sono sempre creduto piuttosto distante dinnanzi alla morte, quasi non mi toccasse nemmeno. L’ho sempre considerata, e la considero tuttora, parte inscindibile della vita. Qualcosa di inevitabile.

Sarà perché l’ho vista in faccia, mentre fredda ricambiava il mio sguardo. O perché nella mia breve vita (breve paragonata alla tua) di persone ne ho viste partire più di quante avrei voluto. Magari dipende dalla genetica, o dal carattere. Non so spiegarmelo, so solo che ci ho sempre convissuto bene. Eppure, oggi non è così.

Mi sono svegliato ripensando ai ieri pomeriggio, quando un po’ controvoglia (non mi è mai piaciuto andare a trovare i morti, perché ho sempre pensato sia meglio ricordarsi una persona da viva) sono venuto a trovarti alla camera ardente. Te ne stavi la, sdraiata, con gli occhi chiusi e le mani incrociate. Tra le dita, reggevi un rosario identico a quelli che mille volte ti ho visto stringere nelle mani ogni volta che venivo a casa tua. Ti avevano messo un vestito nero, che tanto piace alla mamma, e un foulard bianco attorno al collo.

Ti ho guardata per un po’, ed ho pensato che la mamma aveva ragione. Sembravi davvero una nobildonna. Mi sono chiesto se quelle a cui hai fatto da governante per tutta la vita, abbiano mai avuto almeno la metà della grazia che esprimevi in quel momento.

Era il 15 febbraio. Un giorno dopo la tua morte, e l’ultimo della mia vita in cui i miei occhi si sarebbero posati sul tuo viso.

Non ci ho dato troppo peso, mentre mi allontanavo con la macchina. C’era il lavoro, la scuola da aprire, le persone da incontrare. Nella frenesia del vivere, il pensiero che dopo 27 anni di vita le nostre strade si siano definitivamente separate, non mi ha nemmeno sfiorato. E non l’ha fatto, sino a questa mattina.

Mi hai visto nascere, e sebbene certe volte ci fossero migliaia di km tra noi, ho sempre saputo che a casa c’era “la nonna”. Una nonna atipica, che spesso faceva fatica a dimostrare l’amore che provava per i suoi nipoti. Ho capito più tardi, mentre crescevo, che di questo non avevi colpa. Eri nata negli anni della guerra, da una madre abbandonata in orfanotrofio poco dopo essere venuta al mondo, che di amore ne sapeva dare ben poco. Ci hai provato, soprattutto negli ultimi anni, e tanto mi basta.

Adesso che una nonna a casa non c’è più, e che ti posso cercare soltanto nei ricordi, mi sento un po’ perso. Fisso il portone di casa tua, ormai chiuso da un po’, e mi accorgo che si è chiuso un capitolo della mia vita. Uno che ho iniziato a scrivere 27 anni fa, e che ci ha visti attraversare il bello e il brutto, insieme. Non per forza fisicamente, ma mentalmente sì.

Non me ne vogliano gli altri tuoi nipoti, se mentre leggendo queste parole si sentiranno traditi, quando dico che io e te abbiamo sempre avuto un rapporto speciale. Sono sempre stato il tuo Marchino, scapestrato prima, da proteggere poi. Nel tuo strano modo di vivere, in cui l’amore verso una persona si dimostrava nel grado di preoccupazione raggiunta se questa tardava ad arrivare per cinque minuti, penso di aver vinto a mani basse.

Sento la tua voce che come un mantra ripete per la milionesima volta le domande “Hai mangiato? Oggi hai lavorato? Stàl bè Marco?”, che spesso si confondevano alle tipiche osservazioni “non sei abbastanza coperto, guarda che prendi freddo, troppo sole in testa non va bene, attento alla nebbia, non impennare col motorino”.

Ti chiamavo gufo, e sbuffavo mentre ascoltavo le tue previsioni catastrofiche, che tanto discostano dal modo in cui vivo la mia vita. Oggi che non me le farai più, penso che mi mancheranno.

Passeranno giorni in cui sarò così occupato a scrivere la mia vita (che ti assicuro riempirò di colore e colpi di scena), da non pensarti. Mi abbandonerò alla frenesia del fare, perché è giusto così.

Poi, in un momento all’apparenza identico a tutti gli altri, mi ritornerai in mente. Verrò a trovarti nei miei pensieri, sfogliando i ricordi, e li ti troverò. Magra e con gli occhi chiari. I capelli tinti e un grembiule legato in vita. Preoccupata perché sono uscito senza sciarpa, per sempre pronta a farmi una carezza.

Ti immagino nel paradiso in cui tanto credevi, circondata di luce, mentre scuoti la testa in disappunto osservando le condizioni igieniche delle nuvole. Mentre parli col nonno, e chiedi a Stefano come vanno le cose. Salutamelo, digli che mi manca, e che quest’anno è passato troppo veloce.

Buon viaggio,

Il tuo Marco.

5 pensieri su “Maria”

  1. Ogni commento su te sarebbe riduttivo. Mi sento solo grata alla vita, che mi da la possibilità di viverti accanto. Perché sei luce pura, perché non ti fermi e vai oltre, oltre tutto, alla ricerca costante dell’intimo di ognuno di noi …. quello dove vive la nostra essenza…. il nostro vero essere, dove siamo vero amore! Bravo Marco! Molto fiera di te e grazie! Grazie di esistere❤️

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