Mi sono ricordato di essere in sedia a rotelle

Stavo scendendo in ascensore, e nelle vetrate che lo circondano, ci ho vista riflessa una persona. Con un’espressione familiare, quel ragazzo mi fissava dritto negli occhi. Non sorrideva, ne pareva triste. Se ne stava lì, a ricambiare il mio sguardo, senza dire una parola. Guardandolo attentamente, l’immagine si è fatta più nitida, ed ho potuto scorgere particolari, nascosti fino ad un attimo prima. Aveva due grandi occhi azzurri. Mi è parso di capire, che avesse gli occhi stanchi.

Dove ti ho già visto? Mi sono chiesto. Cosa ti porta da queste parti? E perché non ti alzi in piedi?

Silenzio.

Un minuto, due, una vita.

Sbam!

La realtà delle cose mi investe in un secondo. E finalmente ho capito. Quel ragazzo, sei tu. Anzi, sono io.

Sono rimasto lì, stordito.

Mi sento sempre in imbarazzo, quando mi rendo conto di essermi dimenticato di essere in sedia a rotelle. Mi sento un ingenuo. Un po’ come quando, da bambino, capivo di aver creduto a una favola tanto frivola da essere impossibile.

Penserai, come hai fatto a dimenticartene?

Vorrei poter rispondere, ma la verità è che non lo so nemmeno io. Penso che sia un meccanismo di difesa della mente, che trasforma in normalità anche la situazione più sconvolgente. Come per le persone che vivono in zone di guerra, che al suono di un ordigno che esplode, non battono ciglio. Questa situazione è la realtà che vivo ogni giorno, e che in mancanza di un’alternativa, è diventata quotidianità.

E mentre scrivo queste parole, non posso fare a meno di pensare che arriverà il giorno in cui, tutto ciò che sono stato prima della sedia a rotelle, non me lo ricorderò più. Svanirà nel tempo, il distacco tra il prima e dopo, tra l’adolescenza e l’oggi. Non ci sarà più un Marco che cammina, ed uno che se ne sta seduto. Si fonderà tutto, e non sarà più nulla, se non ,Vita.

Questa sera, mi sono ricordato di essere in sedia a rotelle.

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