Yes, we could.

Siccome sono un poser e mi piace fare il californiano, ieri ho seguito le elezioni degli Stati Uniti con la stessa attenzione che avrebbe avuto un americano vero. Dopo aver letteralmente stuprato il tasto refresh sulla pagina del Corriere dedicata interamente alle presidenziali, ho ottenuto il risultato sperato, Barack Obama è stato rieletto e sarà il presidente degli Stati Uniti ancora per quattro anni. Una volta avuta la conferma che aveva vinto lui avrei voluto andare a dormire come hanno fatto la maggior parte degli europei che seguivano la “corsa alla Casa Bianca”, invece ho scelto di ascoltare il suo discorso e togliermi così ogni speranza di chiudere gli occhi senza avere troppi pensieri nella testa. Come di tutti i politici, anche del giovane e dinamico Barack Obama mi fido poco e preferisco vedere i fatti compiuti durante la sua legislatura piuttosto che ascoltare promesse che non forse non verranno mai mantenute, ma che gran discorso ha fatto!

Non ha fatto grandi promesse ai suoi elettori ne gli ha detto di avere tutto sotto controllo, è stato chiaro quando ha detto che le difficoltà non sono state superate del tutto ma gli ha dato qualcosa che in Italia nessuno ci offre da tantissimo tempo, la speranza. Obama ha messo in chiaro le cose fin da subito, ha detto che non stiamo passando un bel momento ma che se si lavora insieme e si tiene come obbiettivo il benessere della collettività allora tutto potrà cambiare in meglio. I giovani americani

Sono rimasto con l’amaro in bocca mentre ragionavo sull’Italia, oltreoceano lo slogan è “YES, WE CAN!” mentre qui siamo fermi allo “yes, we could”.

November Rain.

 

Domani è il mio compleanno, lo festeggerò per la ventunesima volta e sarà il quinto che vedo da un’altezza di un metro e venti centimetri circa. Il regalo che vorrei ricevere lo potete immaginare tutti, come ogni persona tetraplegica mi accontenterei di una banalissima guarigione istantanea, ma i compleanni passati mi hanno insegnato che non sempre si riceve quello che si vuole. Continua a leggere November Rain.

Dream Big #1.

Mi sono appena svegliato, apro gli occhi e ripenso ai due anni appena passati, a come si è stravolta nuovamente la mia vita. Mi stiracchio e quasi non riesco a credere che sono già passati due anni dal giorno in cui sono guarito,al solo ricordo delle mie dita che si aprono e richiudono a formare un pugno mi tornano le farfalle nello stomaco e mi sento la testa leggera. Mi alzo e mentre vado in bagno guardo la mia camera da letto, il pavimento costituito da parquet chiaro recuperato da una vecchia fabbrica, la grande finestra che da sul parco della villa, il letto matrimoniale con le lenzuola bianche e mi sento euforico perchè sono riuscito a realizzare i miei sogni. “La vita è bella” dico alla mia immagine riflessa nell’enorme specchio sopra i lavandini, se non fosse per la cicatrice sul collo nessuno penserebbe mai che per cinque anni sono stato paralizzato, ho di nuovo il mio fisico e grazie a tutto lo sport che faccio è migliore di prima; mi faccio una doccia, esco e mi asciugo il corpo, lego i capelli in un codino “alla Beckham” per poterli tenere in ordine e vado nella mia cabina armadio, uno dei miei posti preferiti in casa. Sapendo che oggi mi attendono impegni pubblici opto per una camicia coreana bianca, jeans con il cavallo basso marroncini, Nike Air Yeezy 2 Solar Red, profumo e gioiellame d’ordinanza. Scendo in cucina e mi preparo il The al limone, mentre lo bevo vado fuori in veranda e mi godo la pace delle querce centenarie che abitano il mio giardino. “Completamente guarito, ricco e famoso in soli due anni” ripeto nella mia mente come un mantra, sorrido… un’altra giornata è iniziata benissimo!

(to be continued…)

ZEDEF CHRONICLES

Federico Lucia, in arte Fedez, è l’esempio vivente di come alcuni italiani abbiano mantenuto l’inventiva che ha caratterizzato il nostro popolo per moltissimo tempo e che oggi sembra purtroppo scomparsa. Giovane e intraprendente, ha seguito l’esempio di molti rapper statunitensi che hanno anteposto i propri fans al profitto, facendo prima conoscere il loroo prodotto al pubblico e solo in un secondo tempo, quando tutti non potevano più farne a meno, esponendo il cartellino con il prezzo. Continua a leggere ZEDEF CHRONICLES

Happy Halloweed.

Oggi vi parlo di una festività che ho inventato circa 35 secondi fa, ovvero Halloweed. L’etimologia di questa parola è semplicissima, mi è bastato immaginare come il mio amico Edo questa sera festeggerà HALLOween in uno dei diciotto stati americani in cui la WEED è legale, ovvero la California, e creare un connubio tra le due. Sono stato attratto dagli Stati Uniti sin da quando ho memoria, ho sempre guardato alle serie TV e ai film americani con un misto di ammirazione e gelosia, come un bambino che guarda il proprio amico giocare con un peluche che sa non potrà mai avere, o perlomeno non tanto facilmente. Continua a leggere Happy Halloweed.

You will dance again.

Giornata grigia, fredda e ventosa quella che il buon Dio mi ha regalato oggi, resa ancora più grigia dai commenti riguardo all’ultimo dell’anno fatti da una persona che dovrebbe capirmi e invece non lo fa. Io non ho mai amato l’inverno, troppo freddo per un finto californiano come me, ma sono sempre riuscito a trovarci dei lati positivi come ad esempio leggere un buon libro davanti al fuoco, sentire l’odore di legna bruciata nell’aria, le docce bollenti della durata minima di venti minuti, stare nel letto con il piumone , le svariate feste, l’atmosfera natalizia, sciare ecc…

Da quando sono su una sedia a rotelle i difetti di questa stagione sembrano essersi moltiplicati, non posso più sciare, ne godermi il calore della stufa, il freddo mi crea contrazioni odiose in tutto il corpo, lo sento penetrarmi la pelle, la carne ed arrivare a tutti gli organi congedandoli, tutti tranne uno, il cuore. Credo che esista un destino scritto per ognuno di noi, che dietro delle semplici coincidenze si nascondano in verità messaggi più grandi, come la canzone “November Rain” dei Guns N’ Roses che è stata scritta e pubblicata nel 1991 (l’anno della mia nascita) e dice che niente dura per sempre, nemmeno la pioggia fredda di Novembre (mese della mia nascita); oppure il video che mi ha fatto Andrea in bagno mentre ballo in mutande con i muscoli in vista che è perfetto per la terapia che sto facendo, e che mi ricorda com’ero. Mi basta sentire una canzone o guardare un video come quello e subito una fiammella si accende e scioglie il gelo che ho dentro, ed è quasi come se avesse una voce propria che dolcemente mi sussurra: Dopo l’inverno ritorna sempre l’estate, dopo il dolore ritorna la gioia e un giorno tu ritornerai a ballare.

Heroine.

Questa sera mi sento strano, non so se è a causa di facebook o qualcos’altro, però non sto bene. Chiudendo l’account di facebook non posso più chattare con nessuno, e non ho nemmeno un telefono con cui potermi tenere in contatto con i miei amici. La parte più difficile della mia condizione è proprio questa, essere consapevole che qualcosa ti fa del male ma allo stesso tempo non riuscire a farne a meno. Continua a leggere Heroine.

Skateboards.

Io e te ci siamo incontrati nel settembre del 2007, ed è stato amore a prima vista. La mia prima tavola, regalata da Claudio, era modello “conad” e non andava neanche a incularla, ma passavo tutte le sei ore in classe a pensare a quanto mi sarei divertito il pomeriggio a spingerla su e giù dalle rampe dello skate park di Verolavecchia. Non riesco a spiegare a parole l’attrazione che esercita lo skateboard su chi lo prova per la prima volta, ma la tavola diventa come una droga da cui dipendi ogni giorno di più e dalla quale non ti puoi più disintossicare perché non esiste caduta, taglio, botta o dolore tanto grande da farti voler smettere per sempre. Almeno per me è stato così. Continua a leggere Skateboards.