Tradimento

L’idea di oggi era di parlare di visibilità, ma come spesso mi capita, sento il bisogno di esorcizzare dei pensieri che mi frullano in testa da stamattina, e lo farò buttandoli giù in forma scritta. Di questo processo, di esorcismi e di come io riesca a liberarmi di determinate emozioni attraverso la scrittura, voglio parlare in futuro. Mi piacerebbe descrivere il Mio processo creativo, che ad oggi definirei un blocco dello scrittore al contrario. Al contrario, perché ci sono delle emozioni che riesco a liberare solo attraverso la scrittura. Mi capita di essere fermo su un pensiero, una sensazione o uno stato d’animo, e scrivere mi aiuta. Le prime parole hanno lo stesso effetto di una crepa su una diga, e senza che me ne renda conto il rigagnolo d’acqua iniziale si trasforma in un fiume in piena, che porta via con se i detriti, liberandomi. Comunque, sto divagando, e di questo voglio parlarne in futuro.

L’argomento che voglio trattare nel post di oggi, è il tradimento. Non di un tipo di tradimento specifico, ma nel senso più generale del termine. Comincio, quindi, facendovi la seguente domanda: vi siete mai sentiti traditi? E ancora: avete mai tradito?

Sentirsi traditi, o aver tradito, la domanda che vi starete ponendo potrebbe essere chi, o che cosa. Chi ho tradito? (O chi ha tradito me?) Cosa ho tradito? (O che cosa, di mio, è stato tradito?)

A voi che leggete lascio libera interpretazione delle mie parole.

Io è da stamattina che mi sento tradito. Ed è la prima volta in vita mia, che provo questa emozione in maniera così intensa.

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Crisi

Ciao! Quello che seguirà, non è un post programmato. Non che io programmi gli articoli che pubblico su questo blog, ma solitamente il giorno designato a questo compito era domenica, non il sabato. Cosa mi ha spinto a condividere questo pensiero, ve lo dico subito. Avevo appena chiuso una telefonata con il mio commercialista, e nei minuti successivi ho aperto facebook ed ho iniziato a scorrere la bacheca. Dopo un paio di swipe verso il basso, un articolo fresco di pubblicazione ha catturato la mia attenzione. Il titolo? “La vita di Massimo distrutta dalla crisi: ormai dormo in auto”.

L’articolo racconta la storia di Massimo Presolana, un bresciano DOC di 38 anni costretto, a detta sua dalla crisi economica che attanaglia il nostro paese, a dormire in macchina e a contare tra gli unici averi, un piumone, pochi spiccioli, i vestiti che indossa e un’Alfa 147.

Non voglio dilungarmi sul contenuto dell’articolo, di cui metterò il link e che potrete leggere voi stessi, perché voglio concentrarmi su un ragionamento che faccio ogni volta che leggo una storia simile. Prima di buttarmici a capofitto, voglio fare una premessa. Quello che seguirà non sarà un giudizio sulla persona di Massimo, ma un discorso più generale. Sono sicuro che dal suo punto di vista, abbia tutte le ragioni di questo mondo per trovarsi nella situazione in cui versa oggi. Ma vorrei provare a dare il mio punto di vista, senza con questo pretendere di dare lezioni a nessuno.

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Vergogna

Ci risiamo. Sono, per l’ennesima volta, sprovvisto di connessione a Internet. Proprio come una settimana fa, mi ritrovo off the grid, ed ho deciso di sfruttare questo momento per buttare giù due parole. Di cosa parlerò, ancora non lo so, ma cercherò di dare un senso al mio blaterare mentre scrivo. A differenza di settimana scorsa, oggi mi trovo in cascina, nella casa che mio padre ha in affitto da una decina di anni. Come ogni cascina che si rispetti, anche questa è sperduta in mezzo alla campagna. È circondata da centinaia e centinaia di campi coltivati a granoturco (?), ed è forse questa la ragione per cui la connessione Internet qui viaggia a velocità del terzo mondo.

In sottofondo, dalle casse del surround che ho installato in camera mia la voce di Bruce Springsteen che canta Rosalita, culla i miei pensieri. In questo periodo sto ascoltando molta sua musica, perché sto leggendo la sua biografia. Mi appassionano moltissimo le vite colorate delle rockstar, e sebbene risulti poco scorrevole in certi punti, anche questo libro mi sta offrendo degli spunti molto interessanti. Da un capitolo in particolare, sono rimasto così colpito che intendo suggellarne l’impatto con un tatuaggio.

Finora ne ho parlato con Davide, mio grande amico nonché tatuatore, e insieme abbiamo discusso le varie e possibili posizioni. Lo voglio in una zona visibile, che non venga nascosta dai capelli come succede con il tatuaggio che ho sulla testa, quindi ho pensato al collo. Vi saprò dire più avanti.

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Just Keep Moving #027

Questa mattina mi sono svegliato, e una volta aperto il computer, sono stato salutato da un triangolino giallo ben posizionato sulle cinque linee del Wi-Fi. Nel panico ho aperto chrome, e visto confermata la paura più grande del mondo moderno. Internet non funzionava, ed io ero totalmente scollegato dal mondo.

Ora, per evitare di suonare troppo drammatico, so bene che per collegarmi all’etere mi sarebbe bastato usare la rete mobile del telefono. Un semplice clic su “disattiva Wi-Fi”, ed il gioco sarebbe stato fatto. In un attimo, mi sarebbero state riaperte le porte del mondo in cui tutti, in quantità differenti, buttiamo una parte del nostro tempo.

Nonostante fossi più che tentato, ho deciso di non farlo, perché non volevo distrazioni. Il calendario segna la data “6 gennaio 2019”, ed io non ho ancora scritto il primo post dell’anno nuovo. Se voglio davvero raggiungere l’obiettivo che mi sono prefissato, devo essere costante, e ad oggi non lo sono. Quindi mi sono seduto davanti allo schermo, ho fissato per un po’ il documento bianco di Word (tutte le volte che scrivo con il computer non posso fare a meno di pensare a quanto mi piacerebbe farlo su carta vera), e piano piano sono arrivate le prime parole.

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Buon Anno.

Ciao! Siamo ufficialmente arrivati alla fine del 2018 e, come faccio ogni anno (di questa ultima affermazione non sono poi tanto sicuro), è arrivato il momento di tirare le somme con un post. Negli ultimi anni, dicembre è diventato il mio mese di riflessione personale. Nei miei momenti liberi, mi ritrovo spesso a pensare a tutti gli eventi successi, agli obiettivi che ho raggiunto, e a quelli che ho clamorosamente mancato. Solitamente, in questo periodo, mi ritrovo insoddisfatto. Nel mio eterno iper auto criticismo, ho sempre l’impressione di non aver fatto abbastanza, di non aver compiuto i passi giusti, e di essere ancora lontano anni luce dalla persona che voglia diventare. Ma non oggi, non quest’anno.

Mentre uscivo dal vialetto di casa con l’auto, e mi appuntavo mentalmente di scrivere questo post, ho ripensato a tutto quello che ho conquistato in questo 2018.

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Natale 2018

Ciao! Ho solo un paio di minuti, ma ho un pensiero che mi gira in testa da ieri sera di cui ti voglio parlare. È nato tutto da un messaggio che mi è stato inviato su Facebook da una lettrice di questo blog. Non racconterò nello specifico il contenuto, ma questa persona mi ha chiesto se nei post che pubblico qui, fossi davvero sincero. Ha esordito dicendo “Tu vuoi essere simpatico e lo sei, vuoi sembrare allegro e lo sembri, ma a me, i tuoi occhi sembrano tristi. Mi sembra che dentro di te ci sia rabbia, certamente ne hai ragione, e se così fosse, allora buttala fuori anche con chi ti legge. Io così, ti sentirei più vicino.”

Mi ha fatto piacere, come mi fa piacere con tutti messaggi che ricevo, avere la possibilità di confrontarmi con lei, e spiegarle quale filosofia mi porti a comportarmi come faccio, ogni giorno. Perché sebbene a me risulti limpido e cristallino, non posso fare a meno di riconoscere che agli occhi delle altre persone, il mio atteggiamento risulti strano, a tratti addirittura incomprensibile. La domanda che si pongono, almeno credo, è come sia possibile che io, con tutto quello che mi è capitato, possa essere felice. Come può il mio atteggiamento positivo non essere una forzatura, se la vita è stata tanto crudele nei miei confronti? Sono davvero immune alle emozioni negative?

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Cambiamento

Ciao! Voglio iniziare questo post salutando tutti i nuovi lettori che sono arrivati dall’articolo de “Il Giornale di Brescia”, siete i benvenuti e mi auguro che vogliate fermarvi per un po’. Detto questo, siccome la fama non mi ha ancora dato totalmente alla testa e le ruote sono ancora salde sul terreno, voglio dare il bentornato a tutti quelli che su marqo.it ci bazzicano da tempo immemore, e ringraziarli per la compagnia. Se ho continuato a scrivere, e a tenere vivo questo spazio disperso nell’etere, il merito è soprattutto vostro.

Ma veniamo a noi. Oggi voglio parlare di un argomento che mi sta molto a cuore, il cambiamento. Continua a leggere Cambiamento

Mi sono ricordato di essere in sedia a rotelle

Stavo scendendo in ascensore, e nelle vetrate che lo circondano, ci ho vista riflessa una persona. Con un’espressione familiare, quel ragazzo mi fissava dritto negli occhi. Non sorrideva, ne pareva triste. Se ne stava lì, a ricambiare il mio sguardo, senza dire una parola. Guardandolo attentamente, l’immagine si è fatta più nitida, ed ho potuto scorgere particolari, nascosti fino ad un attimo prima. Aveva due grandi occhi azzurri. Mi è parso di capire, che avesse gli occhi stanchi.

Dove ti ho già visto? Mi sono chiesto. Cosa ti porta da queste parti? E perché non ti alzi in piedi?

Silenzio. Continua a leggere Mi sono ricordato di essere in sedia a rotelle

Just Keep Moving #026

10 novembre 2018.

Verolanuova.

Camera di Marqo.

Episodio numero 26 di JKM.

Quello che seguirà non è un aggiornamento sullo stato dei miei progetti, ma un ragionamento che credo possa essere applicabile a qualunque ambito della propria vita.

Come ho scritto nel mio ultimo post, questa serie di articoli ha come filo conduttore il movimento. Non tanto il movimento fisico, quanto più quello dello spirito. E fino a qui, niente di nuovo.

Nell’ultimo periodo, ho cercato in tutti i modi di alimentare il “fuoco” che mi brucia dentro, così da muovermi più velocemente. Tra tutto, ho trovato che il miglior carburante per mettermi in moto, è l’ispirazione. Principalmente per due fattori: è gratuita, e facilmente reperibile.

Attraverso audiolibri, video su Youtube, podcast e interviste di ogni genere, ho ascoltato le storie di persone di successo,che ce l’avevano già fatta, ed ho cercato il più possibile di immedesimarmi in loro. Continua a leggere Just Keep Moving #026

Just Keep Moving #025

Ciao! Quello che seguirà, sarà un breve aggiornamento su quanto è successo in questi ultimi mesi. Ho deciso di includere questo post nella serie JKM, anche se non è strettamente legato alla scrittura di Venti Decimi, perché parlerà di movimento.

Mi fa sempre sorridere il titolo che ho dato a questa serie di articoli, se considero il fatto che di movimento, in senso fisico, non ne posso fare. Suona come una battuta, una di quelle che sparo a bruciapelo per vedere disegnarsi sul volto della persona che ho di fronte, un’espressione scandalizzata. Eppure, nonostante la leggerezza di questa affermazione, mi basta sussurrarmela di tanto in tanto, per sapere che sto andando nella giusta direzione. Continua a leggere Just Keep Moving #025