Crisi

Ciao! Quello che seguirà, non è un post programmato. Non che io programmi gli articoli che pubblico su questo blog, ma solitamente il giorno designato a questo compito era domenica, non il sabato. Cosa mi ha spinto a condividere questo pensiero, ve lo dico subito. Avevo appena chiuso una telefonata con il mio commercialista, e nei minuti successivi ho aperto facebook ed ho iniziato a scorrere la bacheca. Dopo un paio di swipe verso il basso, un articolo fresco di pubblicazione ha catturato la mia attenzione. Il titolo? “La vita di Massimo distrutta dalla crisi: ormai dormo in auto”.

L’articolo racconta la storia di Massimo Presolana, un bresciano DOC di 38 anni costretto, a detta sua dalla crisi economica che attanaglia il nostro paese, a dormire in macchina e a contare tra gli unici averi, un piumone, pochi spiccioli, i vestiti che indossa e un’Alfa 147.

Non voglio dilungarmi sul contenuto dell’articolo, di cui metterò il link e che potrete leggere voi stessi, perché voglio concentrarmi su un ragionamento che faccio ogni volta che leggo una storia simile. Prima di buttarmici a capofitto, voglio fare una premessa. Quello che seguirà non sarà un giudizio sulla persona di Massimo, ma un discorso più generale. Sono sicuro che dal suo punto di vista, abbia tutte le ragioni di questo mondo per trovarsi nella situazione in cui versa oggi. Ma vorrei provare a dare il mio punto di vista, senza con questo pretendere di dare lezioni a nessuno.

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