Time 2.0

Oggi è stata una domenica che in inglese definirei con la parola Numb, ossia intorpidita. Sono esattamente le 21:47, il Milan sta vincendo 2 a 0 sul Cagliari, fuori diluvia e la mia connessione a Internet (tanto per cambiare) non funziona. In camera mia l’oscurità regna sovrana, fatta eccezione per la luce emanata dallo schermo del computer, e la spia del router con scritto “connessione” che lampeggia ostinatamente. Fuori dalla finestra, il ritmico ticchettare delle gocce di pioggia si mischia ai lamenti strazianti di un gatto, che mi chiedo se sia membro della gang di felini con cui ho iniziato una faida nelle ultime settimane (se non hai idea di che cosa stia parlando, dovresti seguirmi su Instagram).

Dopo una prima incazzatura con il fato, complice di avermi regalato la connessione internet peggiore della storia, mi sono detto che non c’era nulla da fare, e che sarebbe stato meglio buttar giù due parole. Quindi eccomi qui! Intorpidito, come intorpidita è stata questa seconda domenica di febbraio, a parlare del tempo.

Appena battute queste ultime tre parole, mi sono reso conto che “parlare del tempo” può essere interpretato in modi diversi, quindi una piccola chiarificazione. Sebbene abbia iniziato nominando la pioggia, questo post non tratterà il tempo in termini meteorologici. Per quello ci sarà spazio quando sarò pensionato, e non avrò più nulla da dire.

Il tempo di cui voglio parlare stasera, e di cui avevo parlato in precedenza in un altro post (che risulta ai miei occhi, stranamente, ben scritto) è quello che ci scorre davanti al naso ogni singolo giorno che passiamo sulla terra.

Noi esseri umani lo quantifichiamo in secondi, minuti, ore e giorni. Alcuni tra noi, in attimi, respiri o palpitazioni cardiache. C’è chi lo chiama tempo, chi lo chiama vita, chi supplizio, chi noia.

Per i cani, va sette volte più veloce.

Ma indipendentemente da come venga quantificato, o dal nome che si sceglie di dargli, il fattore comune è che tutti ne abbiamo la stessa quantità giornaliera. Che tu sia ricco, povero, bianco, nero, tirchio o generoso, avrai lo stesso tempo degli altri. Senza distinzioni.

Su quest’ultimo concetto, ci rimugino spesso. E in domeniche come queste, quando ho l’impressione di aver sprecato la mia razione di tempo giornaliera, il pensiero diventa quasi un’ossessione. 24 ore buttate nel cesso, mi ripeto. Avresti potuto essere produttivo, e invece…

Forse esagero, e agli occhi di qualcuno potrò sembrare pazzo, ma ci sono poche cose al mondo che mi lasciano l’amaro in bocca, quanto buttare una giornata intera non facendo un beneamato cazzo. Avrei potuto, ad esempio, ascoltare un pezzo di audiolibro, guardare qualcosa che avrebbe ampliato la mia conoscenza, sviluppato ulteriormente una competenza necessaria per raggiungere i miei obiettivi. Invece no, cazzeggio puro, con conseguente intorpidimento.

Ma sì, ti sei rilassato! Guarda che ogni tanto fa bene staccare la spina! mi direbbe qualcuno. Probabilmente ha pure ragione, in fondo anche Dio il settimo giorno si è riposato.

Ma a differenza dell’onnipotente, io di tempo ne ho una scorta limitata. Cosa ancora più preoccupante, non ho idea di quanto me ne sia rimasto. Per quello che so, potrebbe finire domani. E pensare di aver sprecato 24 ore a cazzeggiare, quando queste potrebbero essere le ultime che ho a disposizione, rende il tutto impossibile da digerire.

In tutto questo però, un lato positivo c’è. Il fastidio che mi genera buttare una giornata a far cose tutt’altro che produttive, è sintomo inequivocabile del fatto che sono consapevole che il mio tempo non è illimitato. So di avere una data di scadenza che non posso leggere. E ricordarmelo, anche se in giornate in cui sembra me lo sia dimenticato, mi fa stare più sereno.

In fin dei conti, sono un essere umano, e devo accettare il fatto che posso sbagliare, e che questa non sarà l’ultima volta che accade.

Sarà che sono quasi morto due volte, che ho visto la morte visitare i miei compagni d’ospedale, o che in fondo al cuore celo la sgradevole sensazione che mi toccherà incontrarla molto prima di quanto vorrei, ma con il tempo ci faccio i conti ogni singolo giorno. Sto imparando a gestirlo, a ridurre al minimo le mie giornate intorpidite. A dare valore a quello che passo con gli altri, che hanno una data di scadenza proprio come me. So che presto o tardi, finirà. Che più scorre, più sembra accelerare.

E mi incazzo se lo perdo, perché non potrò mai comprarne altro.

4 pensieri su “Time 2.0”

  1. Hai ragione, anche io mi sento così quando vedo che sto sprecando il mio tempo. Ma quello che maggiormente mi turba è che non credo di aver ancora trovato il mio posto nel mondo. Ho un sacco di interessi ma forse non ho ancora trovato qualcosa in cui sono davvero brava o qualcosa per cui valga la pena lanciarmi pienamente.
    Sono spesso in conflitto con me stessa e ammiro molto il tuo modo di vivere e di pensare, spesso mi ci ritrovo.

    1. Ciao Beatrice, grazie del commento! Ti capisco, e penso che avere tanti interessi sia già un ottimo punto di partenza. Per quanto riguarda il lanciarti pienamente, spesso fare un salto nel vuoto chiarisce le idee, e ci fa capire ciò che vogliamo veramente, o che non vogliamo. Se posso darti un consiglio, è quello di buttarti senza pensarci troppo!

    1. Grazie Francesco, è bello saperti ancora a bordo! Hai ragione, il film che consigli esprime perfettamente il concetto. Un abbraccio alla famiglia!

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