Vergogna

Ci risiamo. Sono, per l’ennesima volta, sprovvisto di connessione a Internet. Proprio come una settimana fa, mi ritrovo off the grid, ed ho deciso di sfruttare questo momento per buttare giù due parole. Di cosa parlerò, ancora non lo so, ma cercherò di dare un senso al mio blaterare mentre scrivo. A differenza di settimana scorsa, oggi mi trovo in cascina, nella casa che mio padre ha in affitto da una decina di anni. Come ogni cascina che si rispetti, anche questa è sperduta in mezzo alla campagna. È circondata da centinaia e centinaia di campi coltivati a granoturco (?), ed è forse questa la ragione per cui la connessione Internet qui viaggia a velocità del terzo mondo.

In sottofondo, dalle casse del surround che ho installato in camera mia la voce di Bruce Springsteen che canta Rosalita, culla i miei pensieri. In questo periodo sto ascoltando molta sua musica, perché sto leggendo la sua biografia. Mi appassionano moltissimo le vite colorate delle rockstar, e sebbene risulti poco scorrevole in certi punti, anche questo libro mi sta offrendo degli spunti molto interessanti. Da un capitolo in particolare, sono rimasto così colpito che intendo suggellarne l’impatto con un tatuaggio.

Finora ne ho parlato con Davide, mio grande amico nonché tatuatore, e insieme abbiamo discusso le varie e possibili posizioni. Lo voglio in una zona visibile, che non venga nascosta dai capelli come succede con il tatuaggio che ho sulla testa, quindi ho pensato al collo. Vi saprò dire più avanti.

Nei sette giorni trascorsi dall’ultimo post, mi sono ritrovato spesso (complice soprattutto la biografia di Springsteen) a pensare alla fama, e a come le persone che la raggiungono siano estremamente diverse dalla moltitudine. Si distinguono praticamente in tutto, e c’è una cosa che, a mio modesto parere, accomuna più o meno tutte le persone appartenenti alla categoria “famosi”. Se ne superipermega sbattono del giudizio delle altre persone. O almeno questo è ciò che vogliono far credere.

Più ragionavo su questa cosa, più ho cominciato a chiedermi cosa li portasse ad avere quel tipo di atteggiamento. La prima risposta che mi sono dato, è stata che se ne sbattevano del giudizio altrui per il semplice fatto che avevano raggiunto uno status sociale che gli permetteva di farlo. Più ascoltavo questa risposta, meno soddisfacente diventava. Ci deve essere di più! Avere l’approvazione dei propri fan qualunque scelta si prenda, aiuta certamente ad avere più sicurezza, ma non è abbastanza.

Dove trovano la forza di essere loro stessi?

Sono stato lì a pensarci su qualche giorno, e poi è arrivata l’illuminazione.

Non si preoccupano del giudizio delle altre persone perché sono famosi, sono famosi perché non si preoccupano del giudizio delle altre persone!

La verità sta tutta qui. Nella sua biografia, Bruce Springsteen racconta più e più volte come venisse considerato uno strambo dai suoi coetanei. Lo trattavano come un emarginato, per il semplice fatto che non si era mai voluto conformare a loro. Non gli interessava risultare accettabile agli occhi degli altri, voleva piuttosto, essere se stesso. E questa sua scelta, l’ha portato a raggiungere la massima espressione di sé.

Rabbrividisco, se provo a immaginare uno scenario in cui Springsteen avesse scelto di non fare musica per paura del giudizio altrui. Non esisterebbero Born To Run, Dancing In The Dark, Born In The USA, e centinaia di altre canzoni che, in un modo o nell’altro, hanno influenzato milioni di persone. Non esisterebbero la sua storia, né la sua biografia. Mi mancherebbe un pezzo d’ispirazione, e avrei meno canzoni nelle mie playlist di spotify.

Questo ragionamento mi è utile come l’ossigeno. Voglio ricordarmelo ogni singolo giorno della mia vita, perché ancora mi capita di lasciarmi condizionare dal giudizio delle altre persone. Rispetto a qualche anno fa, ho fatto passi da gigante. Ma non è abbastanza.

Io voglio sentirmi libero!

E lo sarò soltanto, quando avrò eliminato la parola vergogna dal mio dizionario.

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