Stefano.

Ciao Stefano! A cosa stavi pensando? È questa la domanda che ho in testa, mentre cerco di trovare parole che possano rendere giustizia alla persona che sei. Parlò ancora al presente, nonostante tu non sia più qui da un paio di giorni, perché non si è ancora sedimentata l’idea che te ne sia andato.

Scorro i ricordi, e non riesco a trovare un momento passato con te in cui ci sia anche un briciolo di tristezza. Ci siamo sempre fatti grasse risate, insieme. Parlando del Milan, scambiandoci meme, ridendo delle battute scarse che faceva lo zio. Poi si poteva parlare di tutto, consigliarci film e serie tv, discutere di tecnologia, motori e tanta, tantissima musica.

Negli ultimi anni ci vedevamo poco, io con i miei impegni e tu con l’Università, ma mai una volta abbiamo avuto da recriminare su questo fatto. Entrambi sapevamo che, seppur lontani, i nostri sentimenti non cambiavano mai. Il tempo era poco, ma sempre della qualità migliore.

Ti ho visto in stazione una settimana fa, due minuti fugaci in cui ti sei fatto volutamente vedere, e mi chiedo se, sotto sotto, già sapessi che quella volta, sarebbe stata anche l’ultima.

Ora sono qui, a letto, che non so cosa pensare. Il mondo ha perso un’anima pura, fragile e gentile. Ed io ho perso il Mio Cugino Grande.

Mi viene da citare la legge della conservazione della fisica che tu, da buon ingegnere meccanico, hai studiato per molti anni: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.” È così per tutto, e vale anche anche per te. Non c’è una fine nella morte, ma solo l’inizio di un nuovo percorso.

Mi piace immaginarti sdraiato in un prato, a fissare il cielo, col viso disteso. Mentre respiri piano, e ti godi la pace che non hai trovato qui.

Buon viaggio cugino mio, ti voglio bene.

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