Un Bicchiere

Se ne stava seduta lì, appoggiata al bancone, con lo sguardo perso ben oltre il fondo del bicchiere.

Lunghe ciocche rosse le contornavano il viso, ad abbracciare un collo sottile, e finirle sul seno.

Non avevo il coraggio di fissarla troppo a lungo, per paura che mi pensasse strano.

Occhiate fugaci, lanciate aldilà di chi mi stava seduto di fronte.

Parlava, e troppo, la compagnia che avevo scelto quella sera.

Parlava, e poco importava, perché di ciò che diceva non udivo nulla.

Guardavo lei, il suo bicchiere, le mani con cui lo stringeva.

Provavo invidia per quell’inanimato pezzo di vetro, inconsapevole della fortuna che aveva avuto.

Fra tutte le persone, le mani che potevano stringerlo, era finito tra le sue.

E ci si stava bene, o così mi pareva.

A sentire le dita della ragazza triste, scorrermi sul corpo.

A prenderle fra le mie.

A sussurrarle piano che era ora, che questo era il momento.

Non avrebbe più dovuto cercare oltre, né al bicchiere né ai miei occhi.

Erano suoi, suoi soltanto.

Che l’avrebbero guardata una vita, e un’altra ancora.

Da lì, allo spegnersi del sole.

Ma io, e quel bicchiere, siamo rimasti muti.

Invischiati nei nostri pensieri, incapaci di svegliarla dal suo torpore.

L’ho vista alzarsi, incontrar lo sguardo mio.

Un lampo, ed è sparita nella notte.

Lasciandomi il pensiero, quello sì, ma non il suo profumo.

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