Oggi sono andato in università e ho seguito un’ora di letteratura. Mentre il professore raccontava la vita di Torquato Tasso la mia mente era, tanto per cambiare, altrove. Guardavo i miei compagni di corso, osservavo le ragazze che come me avevano avuto la cattiva idea di iscriversi all’università e pensavo a quanto sarei apparso diverso ai loro occhi se non ci fosse stata alcuna traccia della lesione midollare sul mio corpo. Immaginavo di poter prendere posto in un banco, sedermi e conoscerle. Cosa avrebbero pensato di me se al posto dell’ingombrante presenza della sedia a rotelle ci fosse stata una stretta di mano ed un corpo completamente sano? La campanella ha suonato, l’ora di letteratura è finita e con essa anche il mio vaneggiare, sono rimasto da solo a contemplare i miei limiti. Ne ho talmente tanti che se li dovessi scrivere tutti ne uscirebbe un libro, e quando si palesano come hanno fatto oggi mi trovo sempre spiazzato, deluso e senza più la voglia di lottare. Mi dico che è tutto sbagliato, mi incazzo col destino e sento di non farcela più ad andare avanti così. Mi crogiolo nell’autocommiserazione, i miei pensieri volano in luoghi bui e come se stessi attraversando un banco di nubi temporalesche tutto il mondo è di un nero profondo, senza fine e senza luce.
È in momenti così che nella mia testa si insinuano nomi come Steve Jobs, Nelson Mandela, Enzo Ferrari e Galileo Galilei. Nomi di persone che in comune non hanno altro se non l’essere riusciti a raggiungere un obbiettivo nonostante avessero così tanti limiti da poterci scrivere un libro. Persone che, nonostante la grandezza delle azioni che hanno compiuto, non sono altro che esseri umani proprio come me. Esseri umani che come me hanno sognato un futuro migliore, che hanno avuto momenti in cui tutto sembrava impossibile a causa dei limiti che la vita gli aveva imposto e che, senza mai mollare, hanno raggiunto il loro traguardo. Questo mi da speranza, se ce l’hanno fatta loro allora posso farcela anch’io.
Perché ho deciso di raccontarvi tutto questo? Perché tutti hanno dei momenti in cui tutto quello che riescono a vedere sono i propri limiti e perché so di non essere l’unico a sognare un futuro migliore che sembra non arrivare mai. Ve lo racconto perché tra di voi c’è qualcuno che in questo preciso momento si sente scoraggiato, impaurito, inadeguato e solo al mondo. Lo faccio per dirvi che i limiti che ci impone la vita si possono superare se si trova il coraggio di affrontarli, perché siete tutti più forti di loro ma ancora non lo sapete.