Si stava meglio quando si stava?

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Quando ho la febbre non posso fare ne fisioterapia ne elettro-stimolazione, quindi mi trovo sempre costretto a passare i pomeriggi cazzeggiando su internet o guardando film su Sky. Un’altra cosa che mi piace fare, non solo quando sono ammalato, è leggere articoli di quotidiani diversi per tenermi aggiornato sull’andamento di questo paese, e devo dire che da quando lo faccio i temi principali sono tutt’altro che rosei. Sembra che dal mondo, più in particolare dall’Italia, siano state spazzate via tutte quelle cose che un tempo rendevano una persona ottimista riguardo al futuro, e più mi guardo attorno più mi convinco che è così.

La differenza forse io l’ho sentita di meno perchè negli anni 90 ero solo un bambino e avevo poche necessità, però ricordo quel periodo con una certa nostalgia; dopo che mia madre era stata licenziata, vivevamo in quattro con lo stipendio di mio padre che senza strafare ci permetteva ogni tanto di andare a mangiare la pizza, di andare in campeggio due settimane all’anno e se non c’erano stati imprevisti anche di andare tre o quattro giorni in montagna a sciare. Non siamo mai stati una famiglia ricca, ma come tante altre famiglie del ceto sociale medio se stavamo attenti a non sprecare il denaro guadagnato riuscivamo a toglierci qualche sfizio.

Adesso è tutto cambiato, la gente deve già ritenersi fortunata se ha un lavoro a tempo determinato, non c’è ottimismo verso il futuro, i giovani non hanno più la voglia di sognare perché  gli sono state tolte tutte le possibilità di farlo,cercano sfoghi nell’eccesso che da loro la sensazione di poter staccare e allontanarsi dalla situazione odierna. I bambini crescono con l’esempio dei genitori che non hanno fiducia nelle istituzioni, nella politica, nel mondo del lavoro e purtroppo nemmeno nella vita; quella che sta crescendo è una generazione che non avrà i ricordi belli che ho io della mia infanzia, che vedrà sempre la disgrazia nascosta dietro ogni nuova esperienza e che non potrà fare altro che crescere i figli insegnandogli quello che hanno visto e vissuto con i loro occhi, la crisi.

 

 

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