Mai avrei pensato che, tra tutti quelli che dipingo come “idoli” e modelli da seguire, sarebbe stato proprio Oscar Pistorius a macchiarsi del crimine peggiore: l’omicidio. Cresciuto in Sud Africa, a soli undici mesi dalla nascita subisce l’amputazione parziale di entrambe le gambe e, nonostante tutte le difficoltà che incontra nella vita, riesce a diventare il primo atleta disabile a competere contro atleti normodotati alle Olimpiadi . Questo fatto lo ha reso famoso in tutto il mondo e ha fatto si che diventasse uno dei miei atleti preferiti, perché vederlo sfrecciare sulle sue protesi in carbonio mi ricordava ogni volta che la disabilità la si può sconfiggere, indipendentemente dal fatto che per essa esista una cura oppure no. Avevo elevato Oscar Pistorius ad un livello pari a quello a cui si elevano le divinità, mi ero illuso che ci fossero degli individui a cui era stato concesso di superare i limiti che ci vengono imposti dalla natura e, segretamente, sognavo un giorno di poter diventare uno di loro.
Lo credevo invincibile perchè aveva sconfitto la paura di non venire accettato dalle persone per quello che era, perché aveva vinto la sua disabilità mentre io ancora oggi le lascio la libertà di condizionare le mie scelte. Lui non ha mai versato lacrime perchè tutti sembravano fissarlo mi dicevo, non si è mai sentito inadeguato in un negozio solo perchè ci metteva più tempo delle persone “normali” a provare una giacca, mi ripetevo come un mantra che le le persone come lui non conoscono il dubbio, la paura o l’insicurezza, ma mi sbagliavo. Oggi ha dimostrato, purtroppo nel peggiore dei modi, di essere umano tanto quanto lo sono io.
“I’ve got soul but I’m not a soldier”