
Questa sera, dopo aver mangiato l’inverosimile a cena, ci siamo messi a raccontare tutte le stupidaggini che facevamo da bambini e, inutile dirlo, io sono stato quello che ha parlato di più. Me le ricordo tutte, le cadute in bici, le multe prese in motorino, le bigiate puntualmente scoperte da mia madre, le prime sigarette, le botte che mi davo con il mio migliore amico e così via. Quando ho finito di raccontare, mentre tutti ridevano, io mi sono trovato in uno stato d’animo che oscillava tra la gioia e il dolore, mi ha afferrato il cuore la stessa malinconia che vedo negli occhi di mia nonna ogni volta che mi racconta le storie del suo passato, e quando le risate sono cessate mi sono sentito vecchio di cent’anni. Mentre Andrea mi metteva a letto ha acceso il computer e ha fatto partire diverse canzoni di qualche anno fa, ed è stato in quel momento che mi sono ricordato che tra due giorni sarà l’anniversario del giorno che più di tutti mi ha sconvolto la vita, quello in cui sono diventato tetraplegico.
Quando si avvicina il primo di Marzo non posso fare a meno di pensare a quanto fosse più semplice la mia vita prima di rompermi il collo, a quanto fossi cieco da non riuscire a vedere la fortuna che avevo ogni volta che flettevo un muscolo e, soprattutto, a quanto mi manca la sensazione di libertà che provavo nell’essere padrone della mia vita. Tutto quello che avevo me lo sono giocato sui tappeti elastici, sono andato “All-in” contro il destino senza nemmeno sapere con quali carte lo stessi facendo e, come tutti sapete, ho perso nel peggiore dei modi. Quella sera l’incoscienza che mi accomunava alla maggior parte dei miei coetanei mi ha mostrato nel più brutale dei modi quanto sia fragile la vita, mi ha presentato un conto così salato che ancora adesso, a distanza di cinque anni, ne sto pagando il prezzo.
Cosa sarei diventato se quella sera invece di andare alle giostre mi fossi fermato a bere all’Oltre? Me lo chiedo quasi tutti i giorni da cinque anni, e la verità è che non lo potrò mai sapere. La mia strada ha preso questa direzione senza che potessi obbiettare nel momento stesso in cui il mio corpo ha smesso di rispondere ai miei comandi, il primo Marzo del 2008 ha cancellato tutto quello che sarei potuto diventare e nello stesso istante mi ha dato nuove vie da percorrere, indipendentemente dal fatto che mi piacessero o meno.
Una cosa è sicura però, dovunque andrò e qualsiasi cosa diventerò percorrendole, non mi potrò mai dimenticarmi del ragazzino che impennava in motorino e si credeva padrone del mondo. Su se stesso non avrebbe scommesso neanche un euro, e invece è riuscito a ritrovare il sorriso che credeva di aver perso per sempre.
ciao marco..ho visitato il tuo blog grazie (ma grazie veramente..) ad un collega, ma direi più ad un amico.
penso che non esistano parole che possano placare la rabbia che senti dentro, perciò non dirò niente a questo proposito..
io ho quarant anni (li ho compiuti proprio sabato scorso) e la mia vita, finora, non è stata propriamente facile.
certo, possiamo stabilire dei parametri. ma resta comunque tutto soggettivo,
la tua rabbia come la mia impotenza e la malinconia che accompagnano le mie giornate.
si può scendere a patti con la sofferenza?
dopo tanti anni , penso (nel mio caso) di poter rispondere di si.
sei molto giovane, e , lascia che te lo dica, scrivi davvero bene.
scrivere, per qualcuno , o forse per tutti quei pazzi che ci perdono del tempo (o lo guadagnano?non l’ho ancora capito) può essere liberatorio; come parlare, parlare e parlare, senza che nessuno possa interrompere, senza che qualcuno possa obiettare, senza che chiunque pretenda di sapere e di insegnare.
questo mi sembra lo spazio giusto per cominciare, o , nel tuo caso, continuare.
la vita è ingiusta, questo lo sappiamo.
dalla tua posizione, dal tuo metro e venti, è ancora più evidente.
il punto, però, è: vogliamo vedere come va a finire, come cantava qualcuno?
tutta questa sofferenza porterà a qualcosa di diverso?
ci aiuterà a diventare migliori?
la vita è terribile e meravigliosa allo stesso tempo..non ti capita mai, in certe giornate, di rimanere letteralmente estasiato dalla bellezza, dalla profondità di un attimo che passa immediatamente?
a me, a volte, proprio quegli attimi aiutano ad avvicinarmi ad una mia personalissima felicità..cazzo,che parolone..
forse, più ad una serenità..quella a cui perennemente tendo, e che mi accorgo di avere solo quando mi riposo dall’inseguirla..
forse il segreto sta qui: riposarsi, apprezzare quello che si ha, o che si ha ancora, nonostante tutto..
sicuro che penserai “la fa facile, questo!”…e ti do ragione..ma è tutto quello che mi sento di dirti, per ora..
stammi bene.
alberto.
Non avevo mai visto questo commento, grazie per le tue parole!
scrivi, scrivi e scrivi ancora…e leggi..potranno toglierti tutto, nella vita, ma quello che sai, quello che hai imparato, i libri che hai letto i (bei) film che hai visto, quelli non te li potrà mai togliere nessuno.ho percepito molta curiosità nelle tue parole, quando e se vorrai sarò sempre pronto a consigliarti buone letture, che (nel mio personalissimo caso) mi hanno aiutato a crescere, e sarò ben lieto di ascoltare i tuoi di consigli..
avanti!
a.