Incenso.

Me ne sto sdraiato a letto e lascio che il profumo dell’incenso che brucia pervada il mio corpo, lascio che il sottile filo di fumo disegni figure nell’aria e cerco di perdermi in esse. I sogni arrivano alla mia mente come un fiume impetuoso, sogni del passato si mischiano a sogni futuri e quasi perdo il contatto con la realtà, tutto sfoca e lascio che il mio cervello vaghi per mondi sconosciuti. In mezzo a tutto questo pandemonio l’unica immagine nitida che vedo è quella dei suoi occhi, due diamanti che mi scrutano nel profondo cercando la parte peggiore, quella che nascondo addirittura a me stesso. Due diamanti che capiscono tutto, così belli da lasciarmi senza parole e così intensi da annichilire i mostri che nascondo dietro un sorriso. Non ho più paura adesso, posso finalmente essere me stesso e lo posso fare con una persona a cui piaccio anche senza la maschera che ogni giorno indosso prima di uscire di casa. L’incenso brucia e il filo di fumo corre a dipingere il suo viso nell’aria, se potessi allungherei volentieri le braccia per carezzarle i capelli ma il fumo si disperderebbe spezzando l’incantesimo che l’ha portata qui vicino al mio letto, guardo la piccola brace mentre brilla nel buio e lascio che l’incenso  bruci fino in fondo.

L’incenso brucia e io scrivo, canto, corro e ballo.

L’incenso brucia e la bacio, la abbraccio e ci faccio l’amore.

L’incenso brucia e sognarla mi lascia senza fiato. Sempre.

Incenso.

Il Primo Marzo.

 

Questa sera, dopo aver mangiato l’inverosimile a cena, ci siamo messi a raccontare tutte le stupidaggini che facevamo da bambini e, inutile dirlo, io sono stato quello che ha parlato di più. Me le ricordo tutte, le cadute in bici, le multe prese in motorino, le bigiate puntualmente scoperte da mia madre, le prime sigarette, le botte che mi davo con il mio migliore amico e così via. Quando ho finito di raccontare, mentre tutti ridevano, io mi sono trovato in uno stato d’animo che oscillava tra la gioia e il dolore, mi ha afferrato il cuore la stessa malinconia che vedo negli occhi di mia nonna ogni volta che mi racconta le storie del suo passato, e quando le risate sono cessate mi sono sentito vecchio di cent’anni. Mentre Andrea mi metteva a letto ha acceso il computer e ha fatto partire diverse canzoni di qualche anno fa, ed è stato in quel momento che mi sono ricordato che tra due giorni sarà l’anniversario del giorno che più di tutti mi ha sconvolto la vita, quello in cui sono diventato tetraplegico. Continua a leggere Il Primo Marzo.

Il gemello cattivo.

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Quante cose vorrei fare e non posso, quante volte devo dire no con la bocca mentre il mio cuore grida “si, facciamolo subito!”. Mi sembra di essere costretto a condividere una cella con un compagno sgradevole che condiziona le mie scelte e allo stesso tempo esalta parti di me che altrimenti rimarrebbero nascoste. Non ho avuto scelta, la vita mi è toccato affrontarla senza nessuna preparazione quando avevo sedici anni, ho dovuto fare i conti con la realtà quando a tutti era concesso sognare e soprattutto ignorare che al mondo ci fosse anche la sofferenza, che ci fosse un cambiamento così grande dietro un azione così piccola. Continua a leggere Il gemello cattivo.

You will dance again.

Giornata grigia, fredda e ventosa quella che il buon Dio mi ha regalato oggi, resa ancora più grigia dai commenti riguardo all’ultimo dell’anno fatti da una persona che dovrebbe capirmi e invece non lo fa. Io non ho mai amato l’inverno, troppo freddo per un finto californiano come me, ma sono sempre riuscito a trovarci dei lati positivi come ad esempio leggere un buon libro davanti al fuoco, sentire l’odore di legna bruciata nell’aria, le docce bollenti della durata minima di venti minuti, stare nel letto con il piumone , le svariate feste, l’atmosfera natalizia, sciare ecc…

Da quando sono su una sedia a rotelle i difetti di questa stagione sembrano essersi moltiplicati, non posso più sciare, ne godermi il calore della stufa, il freddo mi crea contrazioni odiose in tutto il corpo, lo sento penetrarmi la pelle, la carne ed arrivare a tutti gli organi congedandoli, tutti tranne uno, il cuore. Credo che esista un destino scritto per ognuno di noi, che dietro delle semplici coincidenze si nascondano in verità messaggi più grandi, come la canzone “November Rain” dei Guns N’ Roses che è stata scritta e pubblicata nel 1991 (l’anno della mia nascita) e dice che niente dura per sempre, nemmeno la pioggia fredda di Novembre (mese della mia nascita); oppure il video che mi ha fatto Andrea in bagno mentre ballo in mutande con i muscoli in vista che è perfetto per la terapia che sto facendo, e che mi ricorda com’ero. Mi basta sentire una canzone o guardare un video come quello e subito una fiammella si accende e scioglie il gelo che ho dentro, ed è quasi come se avesse una voce propria che dolcemente mi sussurra: Dopo l’inverno ritorna sempre l’estate, dopo il dolore ritorna la gioia e un giorno tu ritornerai a ballare.

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