Oggi.

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Oggi i miei sforzi sono stati ripagati, la fatica, il dolore e le lacrime che ho versato in questi anni finalmente hanno dato i loro frutti. Non so che anno è, non conosco la data ne l’ora ma presumo sia un giorno di primavera, gli alberi ai lati della strada sono pieni di fiori e foglie, il sole mi scalda la pelle e il vento trasporta i profumi nell’aria. Non provo altro sentimento che non sia gioia, quasi come se mi trovassi in un sogno vedo un’aura magica che circonda di luce tutti gli oggetti su cui si posa il mio sguardo, sono vivo e i miei desideri si sono finalmente realizzati. Continua a leggere Oggi.

Musica.

Non ve ne ho mai parlato, ma una delle cose che amo di più in assoluto è la musica. In tutti i miei post c’è sempre una parte che riesco a scrivere solamente ascoltando una canzone, devo per forza trovare un insieme di note che in qualche modo risveglia una parte di me che altrimenti rimarrebbe sempre assopita per terminare ogni post. Da quando ho memoria ogni giorno della mia vita è stato accompagnato da una colonna sonora che variava a seconda del mio stato emotivo, per ogni ricordo che conservo, bello o brutto che sia, ci sono sempre una canzone o un gruppo che se ascoltati mi catapultano indietro nel tempo e me lo fanno rivivere. La musica è magica, non giudica e “se la fa” con tutti quelli che hanno voglia di ascoltarla, ecco perché mi piace. Oggi volevo condividere con voi una parte della mia “soundtrack”, spero che vi dia la stessa carica e gioia che sta dando a me mentre scrivo. Un abbraccio,

Marqo

Kid Cudi – Erase Me feat Kanye West

Wiz Khalifa – Bout Me feat Problem & Iamsu!

T.I. – Live Your Life feat. Rihanna

Mac Miller – Life Ain’t Easy

The Who – Baba O’Riley

blink 182 – What’s My Age Again?

blink-182 – First Date

Oasis – Champagne Supernova

Tribalistas – Jà Sei Namorar

Manu Chao – Bongo Bong

Rino Gaetano – Ma Il Cielo è Sempre Più Blu

Articolo 31 feat Carmelo Saenz Mendoza – Guapa Loca

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Ho chiuso gli occhi.

Oggi ho chiuso gli occhi e ho visto te, stavi seduta in un giardino ed era come se il sole avesse deciso che eri l’unica creatura al mondo per cui valesse la pena di splendere. Ho chiuso gli occhi e ho visto il tuo viso, la tua bocca e i tuoi occhi, i tuoi capelli, le tue mani e il vestito che a malapena ti copre le gambe accavallate. Ho chiuso gli occhi e nel buio ti ho vista cantare la tua canzone preferita, ballare a piedi nudi su una spiaggia d’estate e ridere di gusto. Ho chiuso gli occhi e ho visto noi due, il nostro primo incontro e il nostro primo bacio; in tutta quell’oscurità, con la stessa luminosità di una stella, ti ho vista senza niente addosso, ho sentito per la prima volta  il tuo cuore battere, ho assaggiato il sapore della tua pelle e sentito il profumo dei tuoi capelli. Ho chiuso gli occhi e ho visto i nostri giorni passati insieme, i bicchieri di vino vuoti e le  nostre cene alle 10 di sera, i film lasciati a metà e le lenzuola del letto cadute sul pavimento; ho visto la nostra complicità, le nostre vasche d’acqua calda e i nostri viaggi, le nostre foto, i nostri progetti, la tua ossessione per le scarpe e la mia ossessione per i motori.  Ho chiuso gli occhi e ho sentito le tue paure, ti ho permesso di sentire le mie e insieme le abbiamo affrontate. In questo splendido sogno ti ho visto vivere, ridere, piangere e sognare, amare, essere fragile e essere forte; ti ho vista bambina, donna e signora anziana, sei stata mia per un giorno e del mondo per sempre.

Oggi ho chiuso gli occhi perché il mondo mi faceva paura e ho visto te, la donna che amo e ancora non conosco. Ho chiuso gli occhi e poi li ho riaperti, grato di poter ancora lottare nella speranza di incontrarti davvero.

Love

Vi guardo.

Oggi mentre attraversavo Roma in macchina ho cominciato ad osservare le facce delle persone che camminavano lungo il marciapiede, ho lasciato scorrere sotto i miei occhi un fiume di gente di sesso, età e razza diverse che in comune aveva una sola cosa, nessuno di loro sorrideva. Ho guardato un viso alternarsi a un altro senza che nessuno mai mostrasse, fatta eccezione per i bambini, un minimo di felicità o gratitudine per quello che possedevano. Avrei voluto urlargli quanto erano fortunati, gridargli dal finestrino di essere felici perché la vita è bellissima, ma tutto quello che sono riuscito a fare è stato giustificarli. Come potevano apprezzare i doni che avevano ricevuto alla nascita se non avevano mai vissuto un giorno senza?

Tutto quello che ho imparato sul vero valore delle piccole cose mi è stato insegnato dal momento in cui il mio corpo ha smesso di muoversi per mia volontà, quando la lesione midollare ha spazzato via tutti i miei piani per il futuro e mi ha lasciato due sole certezze:  la carrozzina e la morte. La bellezza del sole che splende nel cielo mi ha commosso solo dopo che ho passato quaranta giorni in ospedale senza mai lo poterlo vedere, l’importanza del respirare autonomamente l’ho capita soltanto quando per cinque mesi ho convissuto con un respiratore artificiale che lo faceva al posto mio, il valore della vita l’ho scoperto solo dopo aver chiuso gli occhi senza la certezza di poterli riaprire.

Vi guardo e mi chiedo cosa posso fare per aiutarvi a capire  la grandezza che c’è in un gesto semplice come una stretta di mano senza che dobbiate arrivare ad aver timore di conoscere qualcuno perché non potete più farlo, come posso fare a dirvi che gli esseri umani per capire il valore di quello che hanno spesso devono perderlo e, soprattutto, come posso spiegarvi che non avete motivo di sprecare la vita a essere infelici senza che dobbiate capirlo come ho fatto io.

Vi guardo e realizzo che l’unica cosa che posso fare è scrivere parole, raccontare com’è la vita senza tutto questo e sperare che a raccoglierle non ci sia solo il vento.

Vi guardo

Gioia.

Me ne sto nudo davanti allo specchio e con le dita seguo le vene che corrono lungo i miei avambracci, stupefatto osservo le mie gambe che si sono decisamente allungate dall’ultima volta che sono stato in piedi, apro e chiudo le dita delle mani e mi crogiolo nella consapevolezza di essere finalmente guarito.

Provo una gioia immensa perché nella mia “nuova vita” tutto è fantastico, il sole splende come non mai e io continuo a ridere, sento la moto vibrare sotto di me mentre apro e lascio “cantare” il motore e mi godo il vento che mi frusta il corpo. Tutto ha un sapore nuovo, correre non è mai stato così liberatorio e  ballare non è mai stato così elettrizzante. Fare l’amore non è mai stato così bello, ogni bacio è più intenso di quello precedente e ogni abbraccio più lungo.

Io avevo perso tutto ma l’ho ritrovato.

Io sono guarito e mi sento più vivo che mai.

Io vivo il mio sogno e sono un ragazzo felice.

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Sirdalud.

Oggi mentre andavo a Roma pensavo alla mia vita, a tutte le cose che ho, a quelle che mi mancano e a quelle che vorrei avere. Più lasciavo vagare lo sguardo sulle colline della Toscana più invecchiavo, sentivo sulle spalle il peso di tutte le esperienze vissute in questi 5 anni, vedevo i volti delle persone che mi avevano accompagnato lungo questo strano “viaggio” e l’unica sensazione che riuscivo a provare era l’impotenza. Non solo non sono padrone della mia vita, devo anche convivere giornalmente con limiti e rinunce dovute alla mia situazione.

Come un vecchio che ha la mente ancora giovane mi ritrovo spesso a voler fare cose che per il mio corpo non sono più possibili e, quando il limite si palesa in modo così impetuoso io mi sento impotente e fuori posto, come un vecchio in un mondo di giovani dove sei quello che appari. Come un vecchietto mi vergogno del mio fisico, come lui soffro quando realizzo che le ragazze in me non vedono più un ragazzo con cui uscire ma semplicemente un amico con cui confidarsi e, come lui, vorrei poter tornare giovane anche solo per un giorno per godermi la bellezza di quel periodo che ho perso per sempre.

Non so cosa trasmetta esattamente questo post, forse la mia voglia di guarire. Tornando a casa ho scoperto che il Sirdalud, una pastiglia che prendo per ridurre la spasticità dei muscoli, mi fa dimenticare un sacco di cose che faccio durante il giorno. Se questo post farà schifo come penso, la colpa è solo sua.

The Who – Baba O’Riley

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25 Aprile.

Ieri, dopo quasi un anno di astinenza, siamo tornati ad indossare pantaloni corti e magliette con la mezza manica. Io e i miei amici abbiamo deciso di andare a fare un giro vicino  a Villagana, in una specie di spiaggia sull’Oglio dove una quindicina di anni fa la gente veniva per farsi tre o quattro giorni di vacanza, praticamente la “Porto Cervo bresciana”. Dopo essere partiti con un ritardo mostruoso abbiamo deciso di affidarci al senso dell’orientamento di un pensionato a bordo di un’ape che ha promesso di portarci alle spiagge, cosa che probabilmente sarebbe riuscito a fare se queste non fossero state sommerse dalla piena del fiume, non sapendo che fare abbiamo quindi optato per l’esclusivo gazebo abbandonato a pochi metri dall’argine. Nonostante per me quella di ieri sia stata una giornata fantastica che aspettavo di vivere da molto tempo, mentre stavo seduto in macchina e guardavo i miei amici ridere sullo scooter non ho potuto fare a meno di provare un poco di invidia, perché io quel senso di libertà lo posso provare solo mentre sogno quella che sarà la mia vita nel futuro. Non c’era cattiveria nei miei pensieri, ero contento che le persone che avevo accanto in quel momento potessero godere di tutta quella magnificenza, non mi dava fastidio vederli fare cose di cui io non ricordo più nemmeno la sensazione con una facilità che agli occhi di un tetraplegico appare quasi disarmante perché sono convinto che tutti meritino di poterle fare.

L’unica cosa che mi ha spinto a raccontarvi della giornata di ieri è che, nonostante tutti i miei amici fossero circondati da questi doni immensi, l’unico che riusciva a vederli ero io. Ieri sono stato l’unico che ha pensato a quanto è fortunata una persona che ha l’equilibrio del busto perché può affrontare le curve in macchina senza che qualcuno gli debba tenere una mano sulla spalla altrimenti rischia di cadere, sono stato l’unico a vedere la bellezza che si nasconde dietro un gesto semplice come l’entrare o uscire dalla macchina senza avere bisogno di due persone che lo facciano per te perché i tuoi muscoli non rispondono ai comandi che gli dai e, perché ieri pomeriggio sono stato l’unico che ha visto un pezzetto di paradiso dove tutti hanno visto la campagna caratteristica della bassa bresciana.

Il mio non è un ammonimento, queste cose prima di conoscere il vero volto della sofferenza non le vedevo nemmeno io, sono certo però che se l’avessi fatto avrei vissuto le mie giornate in un modo completamente diverso. Ecco perché oggi ho sentito il bisogno di scrivere questo post, perché vorrei che provaste a guardare la vita attraverso i miei occhi. Se guardate il vostro corpo con la stessa meraviglia con cui lo guardo io, se riconoscete il valore dei piccoli gesti che ogni giorno fate inconsciamente ma che vi permettono di essere indipendenti vi garantisco che la vostra vita cambierà per sempre, e cambierà in meglio.

Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu 

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Incenso.

Me ne sto sdraiato a letto e lascio che il profumo dell’incenso che brucia pervada il mio corpo, lascio che il sottile filo di fumo disegni figure nell’aria e cerco di perdermi in esse. I sogni arrivano alla mia mente come un fiume impetuoso, sogni del passato si mischiano a sogni futuri e quasi perdo il contatto con la realtà, tutto sfoca e lascio che il mio cervello vaghi per mondi sconosciuti. In mezzo a tutto questo pandemonio l’unica immagine nitida che vedo è quella dei suoi occhi, due diamanti che mi scrutano nel profondo cercando la parte peggiore, quella che nascondo addirittura a me stesso. Due diamanti che capiscono tutto, così belli da lasciarmi senza parole e così intensi da annichilire i mostri che nascondo dietro un sorriso. Non ho più paura adesso, posso finalmente essere me stesso e lo posso fare con una persona a cui piaccio anche senza la maschera che ogni giorno indosso prima di uscire di casa. L’incenso brucia e il filo di fumo corre a dipingere il suo viso nell’aria, se potessi allungherei volentieri le braccia per carezzarle i capelli ma il fumo si disperderebbe spezzando l’incantesimo che l’ha portata qui vicino al mio letto, guardo la piccola brace mentre brilla nel buio e lascio che l’incenso  bruci fino in fondo.

L’incenso brucia e io scrivo, canto, corro e ballo.

L’incenso brucia e la bacio, la abbraccio e ci faccio l’amore.

L’incenso brucia e sognarla mi lascia senza fiato. Sempre.

Incenso.

Sei.

Sei gambe lunghe, dita affusolate, pelle di pesca e capelli morbidi. Sei profumo d’estate, brezza marina, sole cocente e pioggia scrosciante. Sei il bello e il brutto della vita, la ragione per cui spesso soffro ma ancora lotto, sei ogni mio respiro ed ogni mio battito del cuore. Sei quella che mi accetta per la persona che sono, quella che ha visto voglia di vita dove molti vedono il contrario, quella che capisce  la mia tristezza e l’accetta con la stessa tranquillità con cui accetta la mia felicità. Sei i miei piani futuri e quelli presenti, sei le mie gambe e le mie braccia, le mie corse e i miei balli, i miei sorrisi e la mia vita. Sei nascosta e non ti trovo, sei ovunque e non ho il coraggio di farmi avanti. Sei questo blog, la mia ispirazione e la ragione per cui scrivo.

Sei tutto questo e ancora non ti conosco. Sei tutto questo e ancora non hai un volto.

Sei

End of the road.

dead end

Stasera non so definire con certezza  quali sentimenti mi stanno vorticando nel cuore, l’unica certificazione che riesco a dargli è quella di appartenere alla stessa sfera emotiva dell’angoscia. Sto sdraiato nel letto a scrivere queste parole e, mentre lo faccio, ho la sgradevole sensazione di non essere all’altezza delle mie aspettative personali. Una cosa oggi l’ho imparata, tentare di ragionare con una persona che parte dal presupposto di essere nel giusto e che non mette mai in discussione se stessa, è una perdita di tempo. Continua a leggere End of the road.