Grazie.

Life

Come ho già anticipato in uno stato pubblicato sulla pagina di Facebook del blog qualche giorno fa, questa cosa nata quasi per gioco circa sei mesi fa ha ottenuto la bellezza di 8000 visualizzazioni, nonostante io abbia pubblicato pochi post con diverse settimane di intervallo tra l’uno e l’altro, sono riuscito a raggiungere un traguardo sulla quale non avrei scommesso neanche un euro. Continua a leggere Grazie.

Corea del Nord.

nuclear mushroom

Ieri sera verso le 11, come molti di voi già sapranno, dalla Corea del Nord è partita la minaccia di un attacco nucleare contro gli Stati Uniti. Mentre leggevo l’articolo che spiegava in modo dettagliato perché Kim Jong-un ritenga indispensabile avere un arsenale atomico per proteggere la nazione che lo vede come suo leader/dittatore, ho provato a immaginare quello che sarebbe successo se, una volta spento il computer, l’attacco fosse stato sferrato veramente. Sono stato subito pervaso da un senso di impotenza, la consapevolezza del fatto che per delle scelte operate da altre persone la mia vita, insieme a quella di molti altri, sarebbe dovuta finire in quel momento mi ha impedito di dormire serenamente e nella mia mente hanno iniziato ad alternarsi immagini di devastazione e interi discorsi che da tanto tempo vorrei dire ad alcune persone, senza mai aver trovato il coraggio di farlo veramente. Continua a leggere Corea del Nord.

Mal di collo.

‘Journey of a Thousand Miles' by Budi Satria Kwan

Oggi ho capito realmente quanto sono stato vicino alla morte quando ho avuto la setticemia. “Eri già dall’altra parte” ha precisato il chirurgo che mi ha operato quel giorno dopo che il suo collega ha risposto “disperate” alla domanda: “In che condizioni mi trovavo in quel momento?”. Gratitudine, ecco cosa ho provato guardandoli, mi hanno salvato la vita e per questo mi sono promesso di essergli grato per sempre. Continuando a parlare con loro ho scoperto una cosa che mi ha fatto incazzare tantissimo Continua a leggere Mal di collo.

Ti immagino.

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Ti immagino mentre mi guardi, mentre ridi alle mie battute e mi chiami pagliaccio, mentre stai seduta al sole e non mi sembri neanche vera. Immagino i tuoi occhi, la tua bocca, le tue mani, chiudo gli occhi e vedo i tuoi capelli, sento il tuo profumo, ascolto il tuo cuore battere e vedo la vita sorridermi. Continua a leggere Ti immagino.

Il Primo Marzo.

 

Questa sera, dopo aver mangiato l’inverosimile a cena, ci siamo messi a raccontare tutte le stupidaggini che facevamo da bambini e, inutile dirlo, io sono stato quello che ha parlato di più. Me le ricordo tutte, le cadute in bici, le multe prese in motorino, le bigiate puntualmente scoperte da mia madre, le prime sigarette, le botte che mi davo con il mio migliore amico e così via. Quando ho finito di raccontare, mentre tutti ridevano, io mi sono trovato in uno stato d’animo che oscillava tra la gioia e il dolore, mi ha afferrato il cuore la stessa malinconia che vedo negli occhi di mia nonna ogni volta che mi racconta le storie del suo passato, e quando le risate sono cessate mi sono sentito vecchio di cent’anni. Mentre Andrea mi metteva a letto ha acceso il computer e ha fatto partire diverse canzoni di qualche anno fa, ed è stato in quel momento che mi sono ricordato che tra due giorni sarà l’anniversario del giorno che più di tutti mi ha sconvolto la vita, quello in cui sono diventato tetraplegico. Continua a leggere Il Primo Marzo.

Marqo.

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Mi chiamo Marqo, ho quarant’anni e vi voglio raccontare la storia più assurda della mia vita.

Tutto e cominciato ventiquattro anni fa, quando facevo il bulletto con le persone più deboli di me e impennavo con il motorino, quando il mio nome era ancora Marco e le persone mi conoscevano come il “Gemello Cattivo”, quando avevo davanti agli occhi tutto il necessario per essere felice ma non riuscivo a vederlo e, soprattutto, quando la vita decise di impartirmi la lezione più bella nel peggiore dei modi. Paralizzato dal collo in giù per il resto dei tuoi giorni, ecco l’infame diagnosi che mi venne presentata in ospedale dopo il salto mortale che quasi mi era costato la vita, una “botta” tanto forte da mozzarmi il fiato, tanto spaventosa da spegnere la voglia di vivere che da sempre aveva caratterizzato la mia persona e, con il senno di poi, una botta tanto “bella” da insegnarmi a vivere in un modo migliore. Continua a leggere Marqo.

Oscar Pistorius.

Mai avrei pensato che, tra tutti quelli che dipingo come “idoli” e modelli da seguire, sarebbe stato proprio Oscar Pistorius a macchiarsi del crimine peggiore: l’omicidio. Cresciuto in Sud Africa, a soli undici mesi dalla nascita subisce l’amputazione parziale di entrambe le gambe e, nonostante tutte le difficoltà che incontra nella vita, riesce a diventare il primo atleta disabile a competere contro atleti normodotati alle Olimpiadi . Continua a leggere Oscar Pistorius.

Dedicarle una canzone.

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Stare sdraiato sul letto a guardarla negli occhi senza accorgermi del tempo che passa, riderci per cose stupide, parlarci di tutto, baciarla per passione o per gioco,  accarezzarle i capelli, sentire l’odore della sua pelle, farci le coccole, farci l’amore, disegnare con le dita linee immaginarie sul suo corpo, guardarla sorridere, ascoltarla parlare e sognare con lei. Continua a leggere Dedicarle una canzone.

AIUTO.

Ho la febbre, di nuovo, sono nel letto solamente da un giorno e non ne posso già più. Sono incazzato con me stesso, nonostante mi fossi ripromesso di vivere senza rabbia, perché sono incapace di portare a termine qualsiasi cosa mi riproponga di fare. Non sono mai stato così, se c’era una cosa di cui mi potevo vantare era che faticare non mi faceva nessuna paura, passavo i miei pomeriggi ad aggiustare motorini o a sudare sette camice allo skatepark, lavoravo ore e ore per il semplice piacere di vedere realizzato il progetto che avevo in testa, mentre ora non ci riesco più. Continua a leggere AIUTO.

Uno scopo.

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Perché a me? Perché tra tutti gli stronzi del pianeta dovevo essere proprio io quello che si rompeva il collo e rimaneva paralizzato? Ecco la domanda che mi pongo tutte le volte che mi ricordo di essere tetraplegico, tutte le volte che guardo la bacheca di Facebook e vi vedo sorridenti, fidanzati o in vacanza e tutte le volte che devo affrontare una situazione secondo me ingiusta. “Non è giusto” ripeto a me stesso, non è giusto non poter fare skate, non è giusto non poter guidare, non poter correre, non poter essere indipendenti, dover dormire con i genitori perché non puoi scoprirti se hai caldo e non puoi bere se hai sete, dover guardare gli altri mentre fanno quello che vorresti fare tu, non è giusto vedere il proprio corpo appassire su una carrozzina. Continua a leggere Uno scopo.