Così è la vita.

Come dobbiamo comportarci quando tutto sembra andare male? Io questa domanda me la pongo da quando le giornate “brutte” si sono fatte più frequenti,  ho cominciato a farmela il giorno in cui ho smesso di scappare dai miei problemi e, ad oggi, non ho ancora trovato una risposta certa. Questo ragionamento nasce dal fatto che oggi ho i muscoli lungo la schiena e il collo a pezzi, provo un dolore così forte che mi fanno male gli zigomi e il mio umore oscilla pericolosamente verso la zona “Perchè a me?”. “Non è giusto” continuo a ripetermi, stasera dovrei potermi godere la cena con i miei amici invece di pensare al mal di collo, dovrei divertirmi senza avere tutte queste menate per la testa e invece eccomi qui, dolorante e senza vie d’uscita. Più mi ripeto che il destino è ingiusto più si fa strada nella mia testa il titolo di uno dei film di Aldo, Giovanni e Giacomo che preferisco: “Così è la vita”. Continua a leggere Così è la vita.

Pioggia.

Stamattina quando mi sono svegliato sono stato un paio di minuti con gli occhi chiusi, mentre mi godevo quegli ultimi secondi di sonno ho sentito un martellare ritmico sulle tegole del tetto e ho capito che pioveva e subito mi sono girate le palle. Ormai ho perso il conto dei weekend che sono stati “benedetti” dalla pioggia tanto è grande il loro numero, e la beffa sembra sempre essere la solita: sole durante la settimana quando tutti o lavoriamo o andiamo a scuola e diluvio universale il venerdì, il sabato e la domenica. Come alcuni di voi sapranno sono un tipo che cerca sempre di trovare qualcosa di positivo in tutto quello che la vita mi presenta, ma io il 24 maggio me lo aspettavo completamente diverso e la pioggia, oltre che rovinare i miei piani, destabilizza anche la mia condizione fisica perché aumenta gli spasmi che percorrono il mio corpo e rende le azioni che faccio solitamente molto più difficili di quanto non lo siano già.

Visto che non trovavo nulla di positivo nella pioggia, ho cercato qualcosa che mi avrebbe potuto migliorare l’umore, e mi è bastato fermarmi a pensare qualche minuto per ritrovare il sorriso. Continua a leggere Pioggia.

Vi guardo.

Oggi mentre attraversavo Roma in macchina ho cominciato ad osservare le facce delle persone che camminavano lungo il marciapiede, ho lasciato scorrere sotto i miei occhi un fiume di gente di sesso, età e razza diverse che in comune aveva una sola cosa, nessuno di loro sorrideva. Ho guardato un viso alternarsi a un altro senza che nessuno mai mostrasse, fatta eccezione per i bambini, un minimo di felicità o gratitudine per quello che possedevano. Avrei voluto urlargli quanto erano fortunati, gridargli dal finestrino di essere felici perché la vita è bellissima, ma tutto quello che sono riuscito a fare è stato giustificarli. Come potevano apprezzare i doni che avevano ricevuto alla nascita se non avevano mai vissuto un giorno senza?

Tutto quello che ho imparato sul vero valore delle piccole cose mi è stato insegnato dal momento in cui il mio corpo ha smesso di muoversi per mia volontà, quando la lesione midollare ha spazzato via tutti i miei piani per il futuro e mi ha lasciato due sole certezze:  la carrozzina e la morte. La bellezza del sole che splende nel cielo mi ha commosso solo dopo che ho passato quaranta giorni in ospedale senza mai lo poterlo vedere, l’importanza del respirare autonomamente l’ho capita soltanto quando per cinque mesi ho convissuto con un respiratore artificiale che lo faceva al posto mio, il valore della vita l’ho scoperto solo dopo aver chiuso gli occhi senza la certezza di poterli riaprire.

Vi guardo e mi chiedo cosa posso fare per aiutarvi a capire  la grandezza che c’è in un gesto semplice come una stretta di mano senza che dobbiate arrivare ad aver timore di conoscere qualcuno perché non potete più farlo, come posso fare a dirvi che gli esseri umani per capire il valore di quello che hanno spesso devono perderlo e, soprattutto, come posso spiegarvi che non avete motivo di sprecare la vita a essere infelici senza che dobbiate capirlo come ho fatto io.

Vi guardo e realizzo che l’unica cosa che posso fare è scrivere parole, raccontare com’è la vita senza tutto questo e sperare che a raccoglierle non ci sia solo il vento.

Vi guardo

Sirdalud.

Oggi mentre andavo a Roma pensavo alla mia vita, a tutte le cose che ho, a quelle che mi mancano e a quelle che vorrei avere. Più lasciavo vagare lo sguardo sulle colline della Toscana più invecchiavo, sentivo sulle spalle il peso di tutte le esperienze vissute in questi 5 anni, vedevo i volti delle persone che mi avevano accompagnato lungo questo strano “viaggio” e l’unica sensazione che riuscivo a provare era l’impotenza. Non solo non sono padrone della mia vita, devo anche convivere giornalmente con limiti e rinunce dovute alla mia situazione.

Come un vecchio che ha la mente ancora giovane mi ritrovo spesso a voler fare cose che per il mio corpo non sono più possibili e, quando il limite si palesa in modo così impetuoso io mi sento impotente e fuori posto, come un vecchio in un mondo di giovani dove sei quello che appari. Come un vecchietto mi vergogno del mio fisico, come lui soffro quando realizzo che le ragazze in me non vedono più un ragazzo con cui uscire ma semplicemente un amico con cui confidarsi e, come lui, vorrei poter tornare giovane anche solo per un giorno per godermi la bellezza di quel periodo che ho perso per sempre.

Non so cosa trasmetta esattamente questo post, forse la mia voglia di guarire. Tornando a casa ho scoperto che il Sirdalud, una pastiglia che prendo per ridurre la spasticità dei muscoli, mi fa dimenticare un sacco di cose che faccio durante il giorno. Se questo post farà schifo come penso, la colpa è solo sua.

The Who – Baba O’Riley

sirdalud

 

25 Aprile.

Ieri, dopo quasi un anno di astinenza, siamo tornati ad indossare pantaloni corti e magliette con la mezza manica. Io e i miei amici abbiamo deciso di andare a fare un giro vicino  a Villagana, in una specie di spiaggia sull’Oglio dove una quindicina di anni fa la gente veniva per farsi tre o quattro giorni di vacanza, praticamente la “Porto Cervo bresciana”. Dopo essere partiti con un ritardo mostruoso abbiamo deciso di affidarci al senso dell’orientamento di un pensionato a bordo di un’ape che ha promesso di portarci alle spiagge, cosa che probabilmente sarebbe riuscito a fare se queste non fossero state sommerse dalla piena del fiume, non sapendo che fare abbiamo quindi optato per l’esclusivo gazebo abbandonato a pochi metri dall’argine. Nonostante per me quella di ieri sia stata una giornata fantastica che aspettavo di vivere da molto tempo, mentre stavo seduto in macchina e guardavo i miei amici ridere sullo scooter non ho potuto fare a meno di provare un poco di invidia, perché io quel senso di libertà lo posso provare solo mentre sogno quella che sarà la mia vita nel futuro. Non c’era cattiveria nei miei pensieri, ero contento che le persone che avevo accanto in quel momento potessero godere di tutta quella magnificenza, non mi dava fastidio vederli fare cose di cui io non ricordo più nemmeno la sensazione con una facilità che agli occhi di un tetraplegico appare quasi disarmante perché sono convinto che tutti meritino di poterle fare.

L’unica cosa che mi ha spinto a raccontarvi della giornata di ieri è che, nonostante tutti i miei amici fossero circondati da questi doni immensi, l’unico che riusciva a vederli ero io. Ieri sono stato l’unico che ha pensato a quanto è fortunata una persona che ha l’equilibrio del busto perché può affrontare le curve in macchina senza che qualcuno gli debba tenere una mano sulla spalla altrimenti rischia di cadere, sono stato l’unico a vedere la bellezza che si nasconde dietro un gesto semplice come l’entrare o uscire dalla macchina senza avere bisogno di due persone che lo facciano per te perché i tuoi muscoli non rispondono ai comandi che gli dai e, perché ieri pomeriggio sono stato l’unico che ha visto un pezzetto di paradiso dove tutti hanno visto la campagna caratteristica della bassa bresciana.

Il mio non è un ammonimento, queste cose prima di conoscere il vero volto della sofferenza non le vedevo nemmeno io, sono certo però che se l’avessi fatto avrei vissuto le mie giornate in un modo completamente diverso. Ecco perché oggi ho sentito il bisogno di scrivere questo post, perché vorrei che provaste a guardare la vita attraverso i miei occhi. Se guardate il vostro corpo con la stessa meraviglia con cui lo guardo io, se riconoscete il valore dei piccoli gesti che ogni giorno fate inconsciamente ma che vi permettono di essere indipendenti vi garantisco che la vostra vita cambierà per sempre, e cambierà in meglio.

Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu 

change

End of the road.

dead end

Stasera non so definire con certezza  quali sentimenti mi stanno vorticando nel cuore, l’unica certificazione che riesco a dargli è quella di appartenere alla stessa sfera emotiva dell’angoscia. Sto sdraiato nel letto a scrivere queste parole e, mentre lo faccio, ho la sgradevole sensazione di non essere all’altezza delle mie aspettative personali. Una cosa oggi l’ho imparata, tentare di ragionare con una persona che parte dal presupposto di essere nel giusto e che non mette mai in discussione se stessa, è una perdita di tempo. Continua a leggere End of the road.

Grazie.

Life

Come ho già anticipato in uno stato pubblicato sulla pagina di Facebook del blog qualche giorno fa, questa cosa nata quasi per gioco circa sei mesi fa ha ottenuto la bellezza di 8000 visualizzazioni, nonostante io abbia pubblicato pochi post con diverse settimane di intervallo tra l’uno e l’altro, sono riuscito a raggiungere un traguardo sulla quale non avrei scommesso neanche un euro. Continua a leggere Grazie.

Corea del Nord.

nuclear mushroom

Ieri sera verso le 11, come molti di voi già sapranno, dalla Corea del Nord è partita la minaccia di un attacco nucleare contro gli Stati Uniti. Mentre leggevo l’articolo che spiegava in modo dettagliato perché Kim Jong-un ritenga indispensabile avere un arsenale atomico per proteggere la nazione che lo vede come suo leader/dittatore, ho provato a immaginare quello che sarebbe successo se, una volta spento il computer, l’attacco fosse stato sferrato veramente. Sono stato subito pervaso da un senso di impotenza, la consapevolezza del fatto che per delle scelte operate da altre persone la mia vita, insieme a quella di molti altri, sarebbe dovuta finire in quel momento mi ha impedito di dormire serenamente e nella mia mente hanno iniziato ad alternarsi immagini di devastazione e interi discorsi che da tanto tempo vorrei dire ad alcune persone, senza mai aver trovato il coraggio di farlo veramente. Continua a leggere Corea del Nord.

Mal di collo.

‘Journey of a Thousand Miles' by Budi Satria Kwan

Oggi ho capito realmente quanto sono stato vicino alla morte quando ho avuto la setticemia. “Eri già dall’altra parte” ha precisato il chirurgo che mi ha operato quel giorno dopo che il suo collega ha risposto “disperate” alla domanda: “In che condizioni mi trovavo in quel momento?”. Gratitudine, ecco cosa ho provato guardandoli, mi hanno salvato la vita e per questo mi sono promesso di essergli grato per sempre. Continuando a parlare con loro ho scoperto una cosa che mi ha fatto incazzare tantissimo Continua a leggere Mal di collo.