Il Primo Marzo.

 

Questa sera, dopo aver mangiato l’inverosimile a cena, ci siamo messi a raccontare tutte le stupidaggini che facevamo da bambini e, inutile dirlo, io sono stato quello che ha parlato di più. Me le ricordo tutte, le cadute in bici, le multe prese in motorino, le bigiate puntualmente scoperte da mia madre, le prime sigarette, le botte che mi davo con il mio migliore amico e così via. Quando ho finito di raccontare, mentre tutti ridevano, io mi sono trovato in uno stato d’animo che oscillava tra la gioia e il dolore, mi ha afferrato il cuore la stessa malinconia che vedo negli occhi di mia nonna ogni volta che mi racconta le storie del suo passato, e quando le risate sono cessate mi sono sentito vecchio di cent’anni. Mentre Andrea mi metteva a letto ha acceso il computer e ha fatto partire diverse canzoni di qualche anno fa, ed è stato in quel momento che mi sono ricordato che tra due giorni sarà l’anniversario del giorno che più di tutti mi ha sconvolto la vita, quello in cui sono diventato tetraplegico. Continua a leggere Il Primo Marzo.

Non è giusto.

Oggi è una giornata in cui nulla sembra andare per il verso giusto, oggi sono stufo di essere positivo, oggi sono stufo di essere tetraplegico. Dovrei essere il primo a mettere in pratica le cose che scrivo, invece preferisco comportarmi da persona immatura per crogiolarmi nella rabbia e nel dolore. Stare così mi logora nel profondo, uccide tutte le mie speranze e fa crescere le mie paure, perché stare al computer di fianco a una finestra e poter soltanto guardare il mondo senza viverlo mai veramente è una punizione troppo grande, è una sensazione che non augurerei nemmeno al mio peggior nemico. Continua a leggere Non è giusto.

AIUTO.

Ho la febbre, di nuovo, sono nel letto solamente da un giorno e non ne posso già più. Sono incazzato con me stesso, nonostante mi fossi ripromesso di vivere senza rabbia, perché sono incapace di portare a termine qualsiasi cosa mi riproponga di fare. Non sono mai stato così, se c’era una cosa di cui mi potevo vantare era che faticare non mi faceva nessuna paura, passavo i miei pomeriggi ad aggiustare motorini o a sudare sette camice allo skatepark, lavoravo ore e ore per il semplice piacere di vedere realizzato il progetto che avevo in testa, mentre ora non ci riesco più. Continua a leggere AIUTO.

Uno scopo.

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Perché a me? Perché tra tutti gli stronzi del pianeta dovevo essere proprio io quello che si rompeva il collo e rimaneva paralizzato? Ecco la domanda che mi pongo tutte le volte che mi ricordo di essere tetraplegico, tutte le volte che guardo la bacheca di Facebook e vi vedo sorridenti, fidanzati o in vacanza e tutte le volte che devo affrontare una situazione secondo me ingiusta. “Non è giusto” ripeto a me stesso, non è giusto non poter fare skate, non è giusto non poter guidare, non poter correre, non poter essere indipendenti, dover dormire con i genitori perché non puoi scoprirti se hai caldo e non puoi bere se hai sete, dover guardare gli altri mentre fanno quello che vorresti fare tu, non è giusto vedere il proprio corpo appassire su una carrozzina. Continua a leggere Uno scopo.

Billy.

 

La settimana che è appena passata sono stato a Lanzarote, una delle nove isole che insieme formano l’arcipelago delle Canarie, e in sei giorni effettivi di vacanza ho avuto parecchie disavventure. Ho passato tutto il primo giorno al sole garantendomi così per quello successivo un “soggiorno” forzato a letto causa febbre a 38, il terzo, il quarto e il quinto sono stati giorni caratterizzati dalla quasi totale assenza del sole e il sesto ed ultimo è servito esclusivamente alla mia faccia per ustionarsi e riempirsi di vescichette che mi hanno tormentato per tutto il viaggio di ritorno. Continua a leggere Billy.

Rompersi il collo.

Tutto si muove a rallentatore, come se una telecamera che solitamente riprende una partita di calcio stesse facendo la moviola del mio salto mortale, e mi accorgo da subito di non aver impresso abbastanza forza nello slancio che mi permetterà di completare il giro.

Non allungo le braccia per parare l’urto imminente e vedo la terra capovolgersi, chiudo gli occhi e atterro con tutto il peso del corpo sulla testa; non c’è nessuna vita che si srotola tipo pellicola cinematografica davanti ai miei occhi, nessuna luce mistica alla fine di un tunnel scuro e nessun grido di dolore, tutto è annichilito dalla scossa terribilmente reale che sento nel collo e dalle formiche che tutto ad un tratto abitano ogni parte del mio corpo. Continua a leggere Rompersi il collo.

Mariavittoria.

Avete presente la canzone “La regina del celebrità” degli 883? Quella che racconta la prima volta in discoteca di Max Pezzali, quando vede una ragazza così bella da guardarla estasiato mentre balla, così perfetta da sognarla di notte e così inarrivabile da desiderarla con tutto se stesso senza però mai riuscire a “tirare fuori le palle” e parlarle. Questa canzone ha sempre avuto un significato particolare per me perchè mi ricorda quando avevo quindici anni e la mia regina del celebrità si chiamava Mariavittoria, aveva un viso che la faceva sembrare un angelo, due grandi occhi azzurri che ti illudevi potessero essere solo per te e un sorriso che ti faceva fare quello che lei ti chiedeva senza sforzo e senza porti mai nessuna domanda.

Aveva la mia età ma usciva con i ragazzi più grandi, a me e i miei amici lasciava solo la speranza di poterla conoscere, cosa che una volta che fosse avvenuta non avrebbe fatto altro che relegarci al ruolo dell’amico senza mai avere delle vere chance per essere qualcosa di più. Sono passati già sei anni da allora, eppure quando sento questa canzone non posso fare a meno di pensare a lei con un sorriso, di ripensare a quel periodo così bello e complicato della mia vita che non potrò rivivere mai più ma che ricorderò  per sempre con gioia . Io in verità un po’ più di palle di Max Pezzali le ho avute, con Mariavittoria ci parlavo e ci scherzavo, e l’ultima volta che l’ho vista è stata la sera del mio incidente. Da allora è cambiato tutto, lei è diventata mamma e io sono diventato meno stupido, e forse è proprio per questa ragione che ho scritto questo post. Qualcuno, prima o poi, doveva dirle cosa è stata lei per noi.

“Un giorno che ero in giro in centro per caso, 
dalla vetrina di un negozio ho visto un viso noto. 
Finta di niente mi sono fermato, 
ed eri tu per mano con tuo marito 
e il tuo bambino che dovrebbe avere 
a occhio e croce due anni o tre, 
che strano piacere che ho provato. 
Chissà se qualcuno ti ha detto mai, 
cosa sei stata tu per noi.” 

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One day.

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Un giorno non sarò più costretto a sognare la vita che vorrei vivere, mi guarderò allo specchio e ci vedrò la persona che immagino ogni notte, vedrò un Marco con il corpo che funziona bene tanto quanto il suo cervello. Braccia muscolose, fisico asciutto di sempre tornito dallo sport che pratico tutti i giorni, capelli lunghi e ribelli, barba vecchia di qualche giorno che non riesce a nascondere le cicatrici che ho sul collo quasi a volermi ricordare la fragilità della vita, mani grandi e forti, grandi occhi azzurri e un sorriso per tutti. Continua a leggere One day.

Vita.

Oggi è il classico giorno in cui scrivere è l’unico modo che ho per dare sfogo alle emozioni che sento nel cuore, e è di vita che intendo scrivere oggi. Quasi come se ci stesse prendendo per il culo il 2013 è partito nel peggiore dei modi, schiaffandoci in faccia la morte di un ragazzo di soli diciotto anni a soli due giorni dal suo inizio. Un ragazzo che ha lasciato famiglia, parenti e amici devastati dal dolore, che ha cercato di fuggirlo nel peggiore e, purtroppo, nel più definitivo dei modi. Non è la prima volta che vi dico quanto importante e preziosa sia la vita, ma oggi come non mai, in un mondo in cui non sembra esistere più nulla di giusto, sento il bisogno di scrivere cose che non ho mai detto a voce ma che spero vi possano aiutare. Continua a leggere Vita.

Duemilatredici.

NEWYEAR

Siamo arrivati alla fine di un altro anno, ancora una volta diamo il benvenuto al nuovo e diciamo addio al vecchio non senza prima averlo analizzato e giudicato come buono o cattivo. Se ci pensate un attimo, non c’è nessun fenomeno naturale che ci può dimostrare che ogni 31 dicembre muore un anno e che il primo di ogni gennaio ne nasce un altro, ma viviamo talmente proiettati nel futuro con la mente che abbiamo per forza bisogno di una data di scadenza per capire se il tempo che ci è sfuggito dalle mani è stato speso bene oppure no. Continua a leggere Duemilatredici.