
Buongiorno buongiorno (leggi queste due parole con la voce di Guido Meda)! Con quello di oggi, siamo al sesto episodio di JKM! Ho un po’ di cose che mi frullano in testa, e te ne parlo subito. Continua a leggere Just Keep Moving #006

Buongiorno buongiorno (leggi queste due parole con la voce di Guido Meda)! Con quello di oggi, siamo al sesto episodio di JKM! Ho un po’ di cose che mi frullano in testa, e te ne parlo subito. Continua a leggere Just Keep Moving #006

Ciao! Sono sempre io, Marqo con la q. E oggi scrivo perché, ho voglia di ballare. Bada bene, quello che seguirà non sarà un post triste. Ne intendo lamentarmi della situazione in cui mi trovo. Però devo esternare ciò che sento, e so farlo bene solo su questo blog! A te, che leggi nell’anonimato, consegno le mie emozioni, nella speranza che possano essere la scintilla che ti accende il fuoco dentro. Continua a leggere Ho voglia di ballare

Bene. Comincia a scrivere. Che poi, bene? Sei sicuro sia questa la parola esatta per iniziare il post di oggi? Proprio il 1 marzo? Proprio oggi che ricorre l’anniversario della tua lesione midollare? Continua a leggere Il Primo Marzo 2.0

Ciao. Ho proprio pochi minuti. Ma devo parlare di una cosa che ultimamente mi brucia dentro. Una parola che, con il tempo, ho imparato ad odiare. Lo so, odio sembra esagerato come sentimento da provare per una parola, ma ti posso assicurare che solo a sentirla nominare mi viene l’orticaria. Sicuramente la conosci e qualche volta l’avrai pure usata. Come biasimarti, l’ho fatto anch’io per molto tempo. Poi ho deciso di cambiare.
L’avrai sicuramente già capito dal titolo, ma se la cosa non fosse ancora ovvia, la parola incriminata è “forse“. Il vocabolo più insipido della lingua italiana. Perché tanta avversione verso queste cinque lettere? Perché con il forse non si va da nessuna parte. Chiunque lo pronunci, secondo me, si ritrova immediatamente in uno stato di incertezza. Ma vediamo questa mia teoria in un esercizio pratico. Continua a leggere Forse.

Chi vive sperando, muore cagando. Non so perché, ma stamattina mi sono svegliato con questa frase in testa. Ho ripensato per un attimo a dove potevo averla sentita, e la memoria mi ha riportato ad un pomeriggio a scuola durante un’ora di storia. Stavamo studiando Lutero, e mi sembra di ricordare che a un certo punto della vita quest’uomo abbia avuto una faida con Erasmo (quello da Rotterdam per capirci), e per prendere in giro il suo modo di vedere le cose, abbia usato questa frase. Continua a leggere SPERANZA.
Vorrei guardarti dritta negli occhi, baciarti intensamente e affondare la mano nei tuoi capelli. Vorrei svestirti, accarezzare le tue curve e stringerti a me. Vorrei farti sorridere, bisbigliarti all’orecchio e baciarti sul collo. Vorrei intrecciare il mio corpo col tuo, fare l’amore e dimenticare il resto. Continua a leggere Vorrei.

Come dobbiamo comportarci quando tutto sembra andare male? Io questa domanda me la pongo da quando le giornate “brutte” si sono fatte più frequenti, ho cominciato a farmela il giorno in cui ho smesso di scappare dai miei problemi e, ad oggi, non ho ancora trovato una risposta certa. Questo ragionamento nasce dal fatto che oggi ho i muscoli lungo la schiena e il collo a pezzi, provo un dolore così forte che mi fanno male gli zigomi e il mio umore oscilla pericolosamente verso la zona “Perchè a me?”. “Non è giusto” continuo a ripetermi, stasera dovrei potermi godere la cena con i miei amici invece di pensare al mal di collo, dovrei divertirmi senza avere tutte queste menate per la testa e invece eccomi qui, dolorante e senza vie d’uscita. Più mi ripeto che il destino è ingiusto più si fa strada nella mia testa il titolo di uno dei film di Aldo, Giovanni e Giacomo che preferisco: “Così è la vita”. Continua a leggere Così è la vita.
Ieri, dopo quasi un anno di astinenza, siamo tornati ad indossare pantaloni corti e magliette con la mezza manica. Io e i miei amici abbiamo deciso di andare a fare un giro vicino a Villagana, in una specie di spiaggia sull’Oglio dove una quindicina di anni fa la gente veniva per farsi tre o quattro giorni di vacanza, praticamente la “Porto Cervo bresciana”. Dopo essere partiti con un ritardo mostruoso abbiamo deciso di affidarci al senso dell’orientamento di un pensionato a bordo di un’ape che ha promesso di portarci alle spiagge, cosa che probabilmente sarebbe riuscito a fare se queste non fossero state sommerse dalla piena del fiume, non sapendo che fare abbiamo quindi optato per l’esclusivo gazebo abbandonato a pochi metri dall’argine. Nonostante per me quella di ieri sia stata una giornata fantastica che aspettavo di vivere da molto tempo, mentre stavo seduto in macchina e guardavo i miei amici ridere sullo scooter non ho potuto fare a meno di provare un poco di invidia, perché io quel senso di libertà lo posso provare solo mentre sogno quella che sarà la mia vita nel futuro. Non c’era cattiveria nei miei pensieri, ero contento che le persone che avevo accanto in quel momento potessero godere di tutta quella magnificenza, non mi dava fastidio vederli fare cose di cui io non ricordo più nemmeno la sensazione con una facilità che agli occhi di un tetraplegico appare quasi disarmante perché sono convinto che tutti meritino di poterle fare.
L’unica cosa che mi ha spinto a raccontarvi della giornata di ieri è che, nonostante tutti i miei amici fossero circondati da questi doni immensi, l’unico che riusciva a vederli ero io. Ieri sono stato l’unico che ha pensato a quanto è fortunata una persona che ha l’equilibrio del busto perché può affrontare le curve in macchina senza che qualcuno gli debba tenere una mano sulla spalla altrimenti rischia di cadere, sono stato l’unico a vedere la bellezza che si nasconde dietro un gesto semplice come l’entrare o uscire dalla macchina senza avere bisogno di due persone che lo facciano per te perché i tuoi muscoli non rispondono ai comandi che gli dai e, perché ieri pomeriggio sono stato l’unico che ha visto un pezzetto di paradiso dove tutti hanno visto la campagna caratteristica della bassa bresciana.
Il mio non è un ammonimento, queste cose prima di conoscere il vero volto della sofferenza non le vedevo nemmeno io, sono certo però che se l’avessi fatto avrei vissuto le mie giornate in un modo completamente diverso. Ecco perché oggi ho sentito il bisogno di scrivere questo post, perché vorrei che provaste a guardare la vita attraverso i miei occhi. Se guardate il vostro corpo con la stessa meraviglia con cui lo guardo io, se riconoscete il valore dei piccoli gesti che ogni giorno fate inconsciamente ma che vi permettono di essere indipendenti vi garantisco che la vostra vita cambierà per sempre, e cambierà in meglio.
Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu


Ieri sera verso le 11, come molti di voi già sapranno, dalla Corea del Nord è partita la minaccia di un attacco nucleare contro gli Stati Uniti. Mentre leggevo l’articolo che spiegava in modo dettagliato perché Kim Jong-un ritenga indispensabile avere un arsenale atomico per proteggere la nazione che lo vede come suo leader/dittatore, ho provato a immaginare quello che sarebbe successo se, una volta spento il computer, l’attacco fosse stato sferrato veramente. Sono stato subito pervaso da un senso di impotenza, la consapevolezza del fatto che per delle scelte operate da altre persone la mia vita, insieme a quella di molti altri, sarebbe dovuta finire in quel momento mi ha impedito di dormire serenamente e nella mia mente hanno iniziato ad alternarsi immagini di devastazione e interi discorsi che da tanto tempo vorrei dire ad alcune persone, senza mai aver trovato il coraggio di farlo veramente. Continua a leggere Corea del Nord.
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Mi chiamo Marqo, ho quarant’anni e vi voglio raccontare la storia più assurda della mia vita.
Tutto e cominciato ventiquattro anni fa, quando facevo il bulletto con le persone più deboli di me e impennavo con il motorino, quando il mio nome era ancora Marco e le persone mi conoscevano come il “Gemello Cattivo”, quando avevo davanti agli occhi tutto il necessario per essere felice ma non riuscivo a vederlo e, soprattutto, quando la vita decise di impartirmi la lezione più bella nel peggiore dei modi. Paralizzato dal collo in giù per il resto dei tuoi giorni, ecco l’infame diagnosi che mi venne presentata in ospedale dopo il salto mortale che quasi mi era costato la vita, una “botta” tanto forte da mozzarmi il fiato, tanto spaventosa da spegnere la voglia di vivere che da sempre aveva caratterizzato la mia persona e, con il senno di poi, una botta tanto “bella” da insegnarmi a vivere in un modo migliore. Continua a leggere Marqo.