Mal di collo.

‘Journey of a Thousand Miles' by Budi Satria Kwan

Oggi ho capito realmente quanto sono stato vicino alla morte quando ho avuto la setticemia. “Eri già dall’altra parte” ha precisato il chirurgo che mi ha operato quel giorno dopo che il suo collega ha risposto “disperate” alla domanda: “In che condizioni mi trovavo in quel momento?”. Gratitudine, ecco cosa ho provato guardandoli, mi hanno salvato la vita e per questo mi sono promesso di essergli grato per sempre. Continuando a parlare con loro ho scoperto una cosa che mi ha fatto incazzare tantissimo Continua a leggere Mal di collo.

Ti immagino.

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Ti immagino mentre mi guardi, mentre ridi alle mie battute e mi chiami pagliaccio, mentre stai seduta al sole e non mi sembri neanche vera. Immagino i tuoi occhi, la tua bocca, le tue mani, chiudo gli occhi e vedo i tuoi capelli, sento il tuo profumo, ascolto il tuo cuore battere e vedo la vita sorridermi. Continua a leggere Ti immagino.

Il Primo Marzo.

 

Questa sera, dopo aver mangiato l’inverosimile a cena, ci siamo messi a raccontare tutte le stupidaggini che facevamo da bambini e, inutile dirlo, io sono stato quello che ha parlato di più. Me le ricordo tutte, le cadute in bici, le multe prese in motorino, le bigiate puntualmente scoperte da mia madre, le prime sigarette, le botte che mi davo con il mio migliore amico e così via. Quando ho finito di raccontare, mentre tutti ridevano, io mi sono trovato in uno stato d’animo che oscillava tra la gioia e il dolore, mi ha afferrato il cuore la stessa malinconia che vedo negli occhi di mia nonna ogni volta che mi racconta le storie del suo passato, e quando le risate sono cessate mi sono sentito vecchio di cent’anni. Mentre Andrea mi metteva a letto ha acceso il computer e ha fatto partire diverse canzoni di qualche anno fa, ed è stato in quel momento che mi sono ricordato che tra due giorni sarà l’anniversario del giorno che più di tutti mi ha sconvolto la vita, quello in cui sono diventato tetraplegico. Continua a leggere Il Primo Marzo.

Marqo.

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Mi chiamo Marqo, ho quarant’anni e vi voglio raccontare la storia più assurda della mia vita.

Tutto e cominciato ventiquattro anni fa, quando facevo il bulletto con le persone più deboli di me e impennavo con il motorino, quando il mio nome era ancora Marco e le persone mi conoscevano come il “Gemello Cattivo”, quando avevo davanti agli occhi tutto il necessario per essere felice ma non riuscivo a vederlo e, soprattutto, quando la vita decise di impartirmi la lezione più bella nel peggiore dei modi. Paralizzato dal collo in giù per il resto dei tuoi giorni, ecco l’infame diagnosi che mi venne presentata in ospedale dopo il salto mortale che quasi mi era costato la vita, una “botta” tanto forte da mozzarmi il fiato, tanto spaventosa da spegnere la voglia di vivere che da sempre aveva caratterizzato la mia persona e, con il senno di poi, una botta tanto “bella” da insegnarmi a vivere in un modo migliore. Continua a leggere Marqo.

Oscar Pistorius.

Mai avrei pensato che, tra tutti quelli che dipingo come “idoli” e modelli da seguire, sarebbe stato proprio Oscar Pistorius a macchiarsi del crimine peggiore: l’omicidio. Cresciuto in Sud Africa, a soli undici mesi dalla nascita subisce l’amputazione parziale di entrambe le gambe e, nonostante tutte le difficoltà che incontra nella vita, riesce a diventare il primo atleta disabile a competere contro atleti normodotati alle Olimpiadi . Continua a leggere Oscar Pistorius.

Dedicarle una canzone.

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Stare sdraiato sul letto a guardarla negli occhi senza accorgermi del tempo che passa, riderci per cose stupide, parlarci di tutto, baciarla per passione o per gioco,  accarezzarle i capelli, sentire l’odore della sua pelle, farci le coccole, farci l’amore, disegnare con le dita linee immaginarie sul suo corpo, guardarla sorridere, ascoltarla parlare e sognare con lei. Continua a leggere Dedicarle una canzone.

AIUTO.

Ho la febbre, di nuovo, sono nel letto solamente da un giorno e non ne posso già più. Sono incazzato con me stesso, nonostante mi fossi ripromesso di vivere senza rabbia, perché sono incapace di portare a termine qualsiasi cosa mi riproponga di fare. Non sono mai stato così, se c’era una cosa di cui mi potevo vantare era che faticare non mi faceva nessuna paura, passavo i miei pomeriggi ad aggiustare motorini o a sudare sette camice allo skatepark, lavoravo ore e ore per il semplice piacere di vedere realizzato il progetto che avevo in testa, mentre ora non ci riesco più. Continua a leggere AIUTO.

Uno scopo.

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Perché a me? Perché tra tutti gli stronzi del pianeta dovevo essere proprio io quello che si rompeva il collo e rimaneva paralizzato? Ecco la domanda che mi pongo tutte le volte che mi ricordo di essere tetraplegico, tutte le volte che guardo la bacheca di Facebook e vi vedo sorridenti, fidanzati o in vacanza e tutte le volte che devo affrontare una situazione secondo me ingiusta. “Non è giusto” ripeto a me stesso, non è giusto non poter fare skate, non è giusto non poter guidare, non poter correre, non poter essere indipendenti, dover dormire con i genitori perché non puoi scoprirti se hai caldo e non puoi bere se hai sete, dover guardare gli altri mentre fanno quello che vorresti fare tu, non è giusto vedere il proprio corpo appassire su una carrozzina. Continua a leggere Uno scopo.

Domani.

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Oggi è stata una giornata dura, sono molto arrabbiato con me stesso perché non riesco a trovare la voglia di impegnarmi nella realizzazione di qualcosa di concreto. La mia mente salta da un’idea all’altra, io trovo scuse per evitare di sbattermi e finisco con il passare le mie giornate a sognare di essere un’altra persona, mi rifugio nelle foreste raccontate nei libri che leggo e per qualche tempo è lì che sono realmente, è li che corro a fianco di meta-lupi e combatto contro i Lannister dimenticandomi del letto in cui sono sdraiato, della situazione in cui mi trovo. Oggi, per esempio, ho immaginato come sarebbe stata la mia vita se fossi nato con le stesse doti calcistiche di Balotelli, Continua a leggere Domani.

One day.

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Un giorno non sarò più costretto a sognare la vita che vorrei vivere, mi guarderò allo specchio e ci vedrò la persona che immagino ogni notte, vedrò un Marco con il corpo che funziona bene tanto quanto il suo cervello. Braccia muscolose, fisico asciutto di sempre tornito dallo sport che pratico tutti i giorni, capelli lunghi e ribelli, barba vecchia di qualche giorno che non riesce a nascondere le cicatrici che ho sul collo quasi a volermi ricordare la fragilità della vita, mani grandi e forti, grandi occhi azzurri e un sorriso per tutti. Continua a leggere One day.